IL MONELLO

giovedì, giugno 30, 2005

COMANDANTE, O MIO SUBCOMANDANTE

E' molti anni che dico: "Quando ho un po' di tempo, parto da sola, con lo zaino e la macchina fotografica, e mi metto sulle tracce del Subcomandante Marcos". E' uno dei miei sogni, uno dei tanti. Poi oggi leggo su Repubblica una notizia che non so se mi rende contenta o no. Da una parte sì, perchè c'è bisogno di voci come la sua. Dall'altra no, perchè lui mi piaceva anche per il mistero attorno alla sua figura.
L'esercito zapatista sembra si prepari a dare il suo addio alle armi, trasformandosi in un moveimento politico che sceglie come interlocutore tutto il Messico, non più solo foresta e indios, per formare un'alleanza che comprenda anche "operai e contadini".
È questo, perlomeno, quello che lascia intendere la "Sesta dichiarazione della Selva Lacandona", pubblicata ieri sul quotidiano messicano "La Jornada", quando testualmente afferma: "È giunta l'ora di rischiare e compiere un passo che può essere pericoloso ma una nuova tappa nella lotta degli indios non è più possibile se gli indios non si alleano con gli operai, i contadini, gli studenti, i salariati, con tutti i lavoratori della città e della campagna.... Siamo arrivati ad punto - si legge ancora - nel quale rischiamo di perdere tutto quello che abbiamo conquistato se non facciamo nulla per andare avanti".
Vere oppure no le difficoltà va comunque ricordato che il "sub" ha già fatto un tentativo di sciogliere la guerriglia e trasformarsi in un attore politico quando organizzò la marcia su Città del Messico nel 2001, criticò apertamente le rivoluzioni armate (Fidel Castro) e manifestò l'idea di "scomparire". "Posso togliermi il passamontagna e tornare alla vita normale", minacciò all'epoca.
La reazione del governo messicano all'annuncio zapatista è stata molto positiva. Con il suo solito atteggiamento largamente sopra le righe, Fox ha detto: "Sono agli ordini di Marcos", aggiungendo però una cosa importante: e cioè la promessa dell'indulto.
(da Repubblica)

postato da monello | 30/06/2005 17:26 | commenti (6)


La velocità con cui viene data una notizia avvicina alla verità? Da qui parte l’avventura del Monello. Da una domanda. Una domanda scomoda. IL Monello nasce con questo spirito. Nasce per insinuare dubbi là dove ci si appoggia mollemente su false certezze. Per paura. Anche il Monello ha paura,ma rifiuta risposte preordinate e “fa la linguaccia” ad un modo di vivere subordinato a scelte esclusive di burattinai al di sopra di ogni controllo. Il Monello vuole scegliere. É giovane e vuole fare la sua strada, le sue scelte. Il Monello vuole costruire. I suoi occhi bambini vedono cose che non gli piacciono. Sa che è difficile e che forse è un processo così lungo che potrebbe anche non beneficiarne direttamente. Ma ha la saggezza di chi pianta un albero e lo cura nei primi anni di vita, sapendo che dei frutti migliori, quelli più grossi e succosi, godrà chi verrà dopo di lui.Il Monello conosce la risposta a quella domanda. Non sempre la velocità della notizia avvicina alla verità. Così il Monello indaga, ragiona, dibatte, denuncia lontano dalle sirene della pubblicità, dei finanziamenti, delle logiche commerciali, come un bimbo concentrato a correre, a giocare e a dire quello che è.



Il Monello scrive anche qui
>Gli occhi dei bambini
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