IL MONELLO

lunedì, giugno 07, 2004
CONTRO IL TRAFFICO DI ORGANI IN MOZAMBICO
Di una magrezza da fame, distinto come un vero signore e con negli occhi una luce magnetica. La luce che hanno solo quelli che hanno toccato la vita nel suo fondo, perchè la morte l'hanno sfiorata troppe volte. Sia la loro che quella degli altri. Padre Claudio Avallone è difficile da descrivere, perchè è difficile riassumere in qualche riga quello che sta facendo e ha fatto. E' stato lui a smascherare il traffico di organi dei bambini del Mozambico, lui e le suore della missione dove è stato a lungo. Sabato sera ero seduta a tavola con lui, insieme al mio amico Henry di Istintivamente (a cui delego il compito di spiegare in cosa consiste il traffico folle di organi). Eravamo a una cena di solidarietà per l'Africa a Luzzara, dove è nato un altro grande uomo, Don Emanuele Benatti, missionario per vent'anni in Madagascar, con cui quest'inverno sono stata ai campi profughi dei Saharawi a Tindouf. Certe persone hanno un carico di vitalità e di energia che mi investe e mi fa sentire davvero piccola. E hanno addosso nello stesso tempo una profonda gioia di vivere, loro che hanno visto morire troppe persone, ma anche un'altrettanto profonda tristezza. Un misto strano, un connubio che ritrovo in poche persone, forse le migliori, forse quelle che sanno molto di più di noi della vita e dei suoi meccanismi. Non credo sia una questione di fede. Non credo esista un Dio abbastanza grande da sorreggere un dolore e una gioia così grandi. Non lo so. Nel racconto di Claudio Avallone, persona di un'umiltà paradossale, non c'era retorica, non c'era sentimentalismo, non c'era melodramma. C'erano i fatti, quelli più crudi, quelli che i giornalisti fanno fatica a raccontare con la stessa distanza. Loro nella realtà ci erano ficcati dentro, ma sono riusciti a raccontarla in modo equilibrato, proprio per farla conoscere bene. Magari ci fossero più giornalisti così: le ingiustizie verrebbero a galla senza tanti fronzoli e senza tanta smania di protagonismo. E se volete sapere i dettagli dell'inchiesta del Mozambico, leggete QUI>>
postato da monello | 7/06/2004 18:34 | commenti (13)


La velocità con cui viene data una notizia avvicina alla verità? Da qui parte l’avventura del Monello. Da una domanda. Una domanda scomoda. IL Monello nasce con questo spirito. Nasce per insinuare dubbi là dove ci si appoggia mollemente su false certezze. Per paura. Anche il Monello ha paura,ma rifiuta risposte preordinate e “fa la linguaccia” ad un modo di vivere subordinato a scelte esclusive di burattinai al di sopra di ogni controllo. Il Monello vuole scegliere. É giovane e vuole fare la sua strada, le sue scelte. Il Monello vuole costruire. I suoi occhi bambini vedono cose che non gli piacciono. Sa che è difficile e che forse è un processo così lungo che potrebbe anche non beneficiarne direttamente. Ma ha la saggezza di chi pianta un albero e lo cura nei primi anni di vita, sapendo che dei frutti migliori, quelli più grossi e succosi, godrà chi verrà dopo di lui.Il Monello conosce la risposta a quella domanda. Non sempre la velocità della notizia avvicina alla verità. Così il Monello indaga, ragiona, dibatte, denuncia lontano dalle sirene della pubblicità, dei finanziamenti, delle logiche commerciali, come un bimbo concentrato a correre, a giocare e a dire quello che è.



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