IL MONELLO

lunedì, marzo 29, 2004

THAILANDIA, BOMBA AL KARAOKE
Una bomba esplosa a Sungai Kolok, nella provincia di Narathiwat, ha provocato il ferimento di 28 persone, di cui due versano in gravi condizioni. L'episodio costituisce un chiaro salto di qualità della guerriglia musulmana attiva nel Sud del paese, in quanto per la prima volta vengono colpiti deliberatamente obiettivi civili. L'ordigno che, secondo quanto riferito dall'agenzia AFP, era piazzato in una motocicletta parcheggiata ai bordi della strada, è esploso alle 19.30 di ieri sera ora locale, nei pressi del "Top Ten 2004", bar karaoke molto frequentato dai turisti. La città di Sungai Kolok, infatti, è posta proprio al confine con la Malaysia, e grazie alla sua vivace vita notturna, attrae ogni sera visitatori malesi che affollano i numerosi locali.Ciò nonostante, le autorità thailandesi hanno affermato che la maggior parte delle vittime dell'attentato sono abitanti del luogo, in particolare lavoratori dei locali o clienti degli stessi.Le provincie meridionali della Thailandia, a maggioranza musulmana in una nazione decisamente  buddista, sono scosse da una forte escalation di violenza, animata in particolare da gruppi islamici radicali ed indipendendisti, tra i quali spicca il Pulo (Pattani United Liberation Organization), attivi soprattutto nelle provincie di Pattani, Yala e Narathiwat. Le vittime dall'inizio dell'anno sono già oltre 50. Nelle ultime settimane si è registrato un ulteriore incremento delle azioni dei guerriglieri, scatenato probabilmente da alcuni episodi, quali la misteriosa scomparsa di un avvocato leader della comunità musulmana e difensore di 4 presunti terroristi di Jemaah Islamyia, e l'arresto di 9 capi della guerriglia.
(fonte WARNEWS)



postato da monello | 29/03/2004 13:04 | commenti


giovedì, marzo 25, 2004
postato da monello | 25/03/2004 17:35 | commenti


mercoledì, marzo 24, 2004
La storia dei Saharawi: seconda parte
Dopo la costruzione del muro, il Marocco non intende ritirarsi dalle proprie posizioni. Confidando che ormai la popolazione presente nel Sahara occidentale sia costituita in buona parte da coloni marocchini, nel 1985 accetta di affrontare il referendum. Viene quindi istituita la Minurso (missione delle Nazioni unite per il referendum nel Sahara occidentale) e nel 1991 l'Onu proclama il cessate il fuoco. Il re del Marocco, Hassan II, boicotta la compilazione delle liste elettorali del primo referendum previsto per il 1992. E poi boicotta tutti quelli che l Minurso ha cercato di portare a buon fine in tutti questi anni. La stanchezza comincia a farsi sentire. Nella zona occupata I saharawi sono vittime di torture, di deportazioni forzate in Marocco, di discriminazioni: il regno marocchino intende privarli della loro identità e spingerli a lasciare la loro terra. senza contare le 500 persone scomparse nel nulla. I 250.000 Saharawi fuggiti nel 1975 invece non immaginavano che quella striscia di deserto senza risorse sarebbe diventata la loro casa per quasi 30 anni. Doveva essere una tendopoli provvisoria, ma è diventato un vero e proprio stato parallelo. La popolazione Saharawi rifugiatasi qui è raggruppata in quattro province, a loro volta suddivise in comuni. Quando i Saharawi si sono resi conto che la loro condizione di profughi non sarebbe stata una breve parentesi, hanno fatto dell'attesa forzata un modo per ridare dignità alla popolazione. Dal 1975 a oggi ogni provincia è stata dotata di un ospedale, di una caserma, di scuole, istituti di formazione per le donne e centri di riabilitazione per disabili, e di una reception per le delegazioni straniere che periodicamente fanno visita ai campi. e tutto questo pur mancando lo stretto necessario. L'acqua viene trasportata con camion cisterna, non c'è energia elettrica se non in pochi punti e a orari ridotti, il cibo arriva solo tramite i programmi alimentari delle Nazioni Unite e dell'Echo, l'organismo umanitario della Comunità europea. Una dipendenza pressochè totale dall'esterno che comporta dei rischi e può diventare un'efficace arma politica. La diminuzione drastica degli aiuti da parte dell'Echo nell'ultimo periodo sta mettendo in ginocchio la popolazione. e' una sottile forma di pressione che fa i giohi del Marocco. Cioè far sì che quella parte dei Saharawi che ancora vive nel Sahara occidental si disperda in Mauritania, in algeria, in Spagna o a Cuba. L'Europa non ha mai preso una posizione chiara. Basti dire che l'Unione europea ha fatto un contratto con il Marocco per la pesca e che la Francia nega il diritto di autonomia ai Saharawi, perchè ha più legami politici ed economici con i marocchini. anche l'Onu in questi anni ha dimostrato grande debolezza nell'applicazione del piano di pace: il Marocco è sempre riuscito a scavalcare le sue risoluzioni. Delle tre proposte avanzate dall'Onu a fine ottobre scorso, il Marocco ne ha accettate solo due. Le famiglie divise dal muro potranno parlarsi per telefono e rivedersi nell'unica fetta di Sahara occidentale liberata. Niente da fare invece per gli scambi della corrispondenza. Le lettere sono considerate "armi" troppo pericolose dal Marocco. tenere alta la tensione potrebbe indurre il Fronte Polisario a riprendere la guerriglia. In questo modo la responsabilità del fallimento del percorso di pace ricadrebbe sui Saharawi. Gli ultimi 12 anni di attesa costruttiva e pacifica verrebbero vanificati
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postato da monello | 24/03/2004 11:39 | commenti (5)


La velocità con cui viene data una notizia avvicina alla verità? Da qui parte l’avventura del Monello. Da una domanda. Una domanda scomoda. IL Monello nasce con questo spirito. Nasce per insinuare dubbi là dove ci si appoggia mollemente su false certezze. Per paura. Anche il Monello ha paura,ma rifiuta risposte preordinate e “fa la linguaccia” ad un modo di vivere subordinato a scelte esclusive di burattinai al di sopra di ogni controllo. Il Monello vuole scegliere. É giovane e vuole fare la sua strada, le sue scelte. Il Monello vuole costruire. I suoi occhi bambini vedono cose che non gli piacciono. Sa che è difficile e che forse è un processo così lungo che potrebbe anche non beneficiarne direttamente. Ma ha la saggezza di chi pianta un albero e lo cura nei primi anni di vita, sapendo che dei frutti migliori, quelli più grossi e succosi, godrà chi verrà dopo di lui.Il Monello conosce la risposta a quella domanda. Non sempre la velocità della notizia avvicina alla verità. Così il Monello indaga, ragiona, dibatte, denuncia lontano dalle sirene della pubblicità, dei finanziamenti, delle logiche commerciali, come un bimbo concentrato a correre, a giocare e a dire quello che è.



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