IL MONELLO

lunedì, febbraio 02, 2004

La storia dei Saharawi: dal 1975 alla costruzione del muro

Un salto nel tempo di ventinove anni. Nel passato. Per parlare dei Saharawi bisogna arrivare fino a lì, al 1975, quando la Spagna decise di lasciare libero il Sahara ocidentale, quello Stato affacciato sull'Oceano atlantico, da sempre mira delle potenze coloniali per le sue coste pescosissime e per i suoi ricchi giacimenti di fosfati. Paradossalmente i problemi cominciano con la 'decolonizzazione': la Spagna stringe un ccordo segreto con Marocco e Mauritania che occupano militarmente la terra dei Saharawi, la gente del deserto. Non ritenendo valido l'accordo fra i tre Paesi, quello stesso anno l'Onu stablisce che si faccia un referendum per l'autodeterminazione del popolo del Sahara occidentale, quello stato che molte cartine geografiche annettono al Marocco. A disprezzo delle norme internazionali, Marocco e Mauritania invadono comunque il Paese, contrastati dalla resistenza del Fronte Polisario, un nucleo armato per la liberazione della propria terra. Una parte della popolazione civile, per sfuggire al genocidio e alle bombe dell'aviazione marocchina, si rifugia nel deserto algerino. Si forma lì, nei pressi di Tindouf, in quella striscia di sabbia e sassi nell'estremo sud-ovest dell'Algeria, la prima tendopoli di rifugiati (dove sono stata io). Mentre nel 1978 la Mauritania si ritira dal conflitto, il Marocco ne approfitta per estendere la sua occupazione, ma nel 1980, messo in difficoltà dall'avanzamento del Fronte Polisario che libera una striscia di terra, costruisce il MURO. Sei barricate di sabbia che si snodano da Sud del Marocco fino alla costa atlantica e al confine con la Mauritania, difese da campi con cinque milioni di mine antiuomo e da sofisticate apparecchiature elettroniche.
LA PROSSIMA VOLTA DAL MURO A OGGI...




postato da monello | 2/02/2004 18:49 | commenti (21)


La velocità con cui viene data una notizia avvicina alla verità? Da qui parte l’avventura del Monello. Da una domanda. Una domanda scomoda. IL Monello nasce con questo spirito. Nasce per insinuare dubbi là dove ci si appoggia mollemente su false certezze. Per paura. Anche il Monello ha paura,ma rifiuta risposte preordinate e “fa la linguaccia” ad un modo di vivere subordinato a scelte esclusive di burattinai al di sopra di ogni controllo. Il Monello vuole scegliere. É giovane e vuole fare la sua strada, le sue scelte. Il Monello vuole costruire. I suoi occhi bambini vedono cose che non gli piacciono. Sa che è difficile e che forse è un processo così lungo che potrebbe anche non beneficiarne direttamente. Ma ha la saggezza di chi pianta un albero e lo cura nei primi anni di vita, sapendo che dei frutti migliori, quelli più grossi e succosi, godrà chi verrà dopo di lui.Il Monello conosce la risposta a quella domanda. Non sempre la velocità della notizia avvicina alla verità. Così il Monello indaga, ragiona, dibatte, denuncia lontano dalle sirene della pubblicità, dei finanziamenti, delle logiche commerciali, come un bimbo concentrato a correre, a giocare e a dire quello che è.



Il Monello scrive anche qui
>Gli occhi dei bambini
>Immagini dalla guerra
>I volti degli anziani
>Aisnet Press
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