IL MONELLO

giovedì, ottobre 30, 2003

VECCHI IN PALESTINA >>
I soldati hanno abbattuto il recinto della sua proprietà e hanno sparato sugli animali, Al Muragah. (Foto di Philippe Conti)














Dopo il blog dedicato ai bambini e quello per le donne in guerra, alcune delle stesse mani che partecipano a questi due blog, hanno creato un luogo tutto per i vecchi, per raccontare le loro solitudini, le loro lotte quotidiane. Una catena di blog dedicata alle figure più deboli, al ciclo della vita che sarebbe cosa normale se non fosse devastato dalle guerre e dalla violenza. Buona lettura...>>















postato da monello | 30/10/2003 09:49 | commenti (5)


martedì, ottobre 28, 2003
LA COLOMBIA DIMENTICATA
La barbarie che da quasi 40 anni attraversa la Colombia sembra non conoscere alcuna tregua: l'ultimo terribile atto di violenza è stato il massacro di una famiglia di otto persone, fra cui cinque bambini, presso la cittadina di Orito, nel dipartimento del Putumayo. Le otto vittime erano state sequestrate nella loro abitazione quattro giorni fa da uomini armati non identificati; dopo lunghe ricerche, ieri in una località rurale sono stati rinvenuti i corpi di Maura Montero, 48enne, e dei suoi sette figli di 28, 19, 15, 14, 7, 6 e 4 anni. Un nono membro della famiglia (probabilmente un altro figlio) è ancora dato per disperso, mentre il capofamiglia, Florentino Gómez, è scampato alla strage perchè al momento del rapimento non si trovava in casa.
Secondo le autorità, tutti i cadaveri presentavano vistosi ed inequivocabili segni di tortura, e sarebbero stati "uccisi con un colpo di grazia".  "E' stato uno dei peggiori crimini mai commessi in questa zona", dichiara un funzionario comunale. Le indagini da parte della polizia sono in corso, ma finora circolano solo ipotesi. In un primo momento la strage è stata attribuita ai guerriglieri dell'ELN (Esercito di Liberazione Nazionale), in seguito al ritrovamento sul luogo di un presunto messaggio recante la firma di questo gruppo; si sospetta comunque un tentativo di sviare le investigazioni. Le autorità ricordano inoltre che nella regione di Orito si registra una forte presenza di ribelli e paramilitari delle Autodefensas Unidas de Colombia (AUC); tuttavia, il movente di questa carneficina potrebbe anche essere ricollegato a contrasti familiari o lavorativi, o ad altre questioni esterne alla guerra civile.
(fonte War News)


postato da monello | 28/10/2003 14:57 | commenti (5)


lunedì, ottobre 27, 2003
EMERGENZA LIBERIA

Ancora drammatica la situazione umanitaria in Liberia. Anche dopo l'insediamento, il 14 ottobre scorso del nuovo governo di transizione alla guida di Gyude Bryant e l'avvio della missione di pace delle Nazioni Unite (Minul), Save The Children denuncia che nelle contee di Bong, Grand Bassa, Nimba e Lofa milizie di diverse fazioni continuano a razziare la popolazione civile.

Negli ultimi sei mesi nella capitale si sono riversate 450,000 persone in fuga dalle zone più devastate dal conflitto. La situazione è stata poi complicata dall'arrivo di profughi dalla vicina Costa d'Avorio, anch'essa teatro di una guerra civile. Altri 315,000 liberiani sono fuggiti in altri Paesi dell'Africa occidentale. La mortalità infantile e materna ha raggiunto livelli sconosciuti da decenni.

Secondo l'organizzazione internazionale particolarmente grave è la situazione dei minori: esposti alle violenze delle bande armate, orfani o separati dalle famiglie di origine, devono fare i conti tutti i giorni con il rischio di stupri, violenze e forme di sfruttamento di ogni tipo. Save the Children rinnova quindi il proprio appello a tutte le forze coinvolte nel conflitto affinché i minori arruolati siano immediatamente messi in condizione di tornare alle comunità di origine e ribadisce la necessità che i governi di Usa, Gran Bretagna e Francia mettano le agenzie umanitarie in condizione di portare al più presto gli aiuti umanitari necessari al ripristino della normalità in Liberia.









postato da monello | 27/10/2003 14:06 | commenti (1)


domenica, ottobre 26, 2003
E LA CHIAMANO LIBERTA' D'ESPRESSIONE....
Italia ultima fra i Paesi dell'Unione Europea nella classifica mondiale sulla libertà di stampa di Reporter sans frontieres, 53ma su un indice di 166, dopo nazioni come Bolivia, Bulgaria, Bosnia e Albania. La stessa classifica pone Cuba e Corea del Nord al penultimo e ultimo posto, mentre Stati Uniti e Israele perdono posizioni per il comportamento tenuto fuori dalle loro frontiere. La classifica di Rsf è la seconda redatta dall'organizzazione internazionale, che per elaborarla ha chiesto a giornalisti, ricercatori, giuristi o militanti dei diritti umani di rispondere ad un questionario che permette di valutare lo stato della libertà di stampa nel paese preso in considerazione.In questo indice figurano quindi 166 nazioni, contro le 139 dell'anno scorso e i paesi assenti sono tali per mancanza di informazioni affidabili e verificabili.Per quanto riguarda l'Ue, Rsf definisce la situazione buona, tranne per l'Italia e la Spagna. Per il secondo anno consecutivo, l'Italia ha ottenuto una «pessima» postazione (53) rispetto ad altri paesi dell'Ue, che l'organizzazione imputa al conflitto di interessi di Silvio Berlusconi, mentre il decreto legge per la riforma del sistema audiovisivo (ddl Gasparri), «che sembra tagliato su misura per proteggere gli interessi di Berlusconi, rischia di aggravare le minacce che pesano sul pluralismo dell'informazione in questo paese», si legge nel rapporto.Riguardo alla Spagna (42), Rsf imputa la sua posizione alle difficoltà con cui si devono confrontare i giornalisti nei Paesi baschi. La Francia è 26ma a causa, afferma il rapporto, «della sua legislazione arcaica sulla diffamazione, per le sue esitazioni, sempre più frequenti, nell'affrontare il fondamentale principio della protezione delle fonti giornalistiche e per gli arbitrari e ripetuti interrogatori di giornalisti ad opera della polizia». Come nel 2002, il rapporto mostra poi una situazione particolarmente catastrofica in Asia, dove si trovano otto tra i 10 paesi peggio classificati: Corea del Nord, Birmania, Laos, Cina, Iran, Vietnam, Turkmenistan e il Bhutan. In questi Stati, denuncia Rsf, la stampa indipendente è praticamente inesistente, oppure quotidianamente repressa dalle autorità. I giornalisti sono costretti a lavorare in condizioni estremamente difficili, in totale assenza di libertà e di sicurezza.
Cuba è invece 165ma, al penultimo posto: nella primavera del 2003, 26 giornalisti indipendenti sono stati arrestati e condannati a pene che vanno dai 14 ai 27 anni di detenzione. Per quanto riguarda l'Africa, l'Eritrea, al 162mo posto, è il paese con la situazione peggiore del continente africano. Da due anni, la stampa privata non ha più «diritto di pubblicazione» e al momento 14 giornalisti eritrei sono detenuti in località segrete.
Come lo scorso anno, la classifica dimostra anche che il rispetto della libertà di stampa non è necessariamente legato allo sviluppo economico dei Paesi presi in considerazione. Così, troviamo dei paesi, tra i più poveri del mondo, come il Benin (29), Timor Est (30) o il Madagascar (46), figurare tra i primi 50 classificati. Al contrario, delle nazioni ricche, come il Bahrein (117) o Singapore (144), si posizionano tra i 50 paesi che meno rispettano la libertà di espressione.
Rsf distingue poi la situazione della libertà di stampa all'interno e fuori da Stati Uniti ed Israele che si trovano rispettivamente al 31mo e al 44mo posto per il rispetto della libertà di espressione sul proprio territorio, mentre scendono precipitosamente al 135 e al 146 posto per il comportamento tenuto fuori dalle loro frontiere. Le ripetute violenze dell'esercito israeliano contro dei giornalisti che operavano nei territori occupati e la responsabilità dell'esercito americano nella morte di diversi professionisti dei media durante il conflitto in Iraq, sono, scrive Rsf, «indubbiamente degli atti inammissibili per due nazioni che dichiarano il loro impegno a favore della libertà di stampa».Per quanto riguarda il mondo arabo, l'organizzazione denuncia un peggioramento generale. La guerra in Iraq ha sicuramente giocato un ruolo di primo piano nell'inasprirsi della repressione operata dai regimi arabi nei confronti della stampa. Il Libano (106) ha perso la sua posizione di leader del mondo arabo a profitto del Kuwait (102), Arabia saudita (156), Siria (155), Libia (153) e Oman (152), denuncia Rsf, fanno ampiamente uso di tutti i mezzi a loro disposizione per impedire la nascita di una stampa libera e indipendente. In Marocco (131), le speranze riposte in Mohammed VI al momento della sua incoronazione nel luglio 1999, «sono andate ampiamente deluse».
L'organizzazione denuncia poi una situazionee preoccupante in Russia (148), in Ucraina (132) e in Bielorussia (151). Anche se esiste una stampa indipendente in Russia, la censura relativa a tutte le informazioni che riguardano la guerra in Cecenia, i diversi assassinii di giornalisti o il recente rapimento del corrispondente dell'Afp in Inguscezia, giustificano la cattiva posizione. Ed in Asia centrale, e in particolare in Turkmenistan (158) e in Uzbekistan (154), i governi continuano a mantenere una cappa di piombo sulla stampa.Diversi paesi con governi democraticamente eletti e nei quali esiste la stampa libera e indipendente si trovano in una posizione molto bassa della classifica: è il caso del Bangladesh (143), della Colombia (147) e delle Filippine (118). In questi Stati, i giornalisti sono spesso vittime di violenza, sia da parte dei governi che dai partiti politici, gruppi mafiosi o dalla guerriglia. In altri casi, come in Nepal (150), la stampa è vittima del fuoco incrociato delle forze di sicurezza e dei ribellI.





postato da monello | 26/10/2003 16:03 | commenti (1)


venerdì, ottobre 24, 2003

PRIME OPERAZIONI CONTRO L'INVERNO AFGHANO

 

 

 

 

 

 


Alcuni profughi afghani trasportano la porta per la loro nuova casa nel campo profughi messo a disposizione dell'Unhcr


postato da monello | 24/10/2003 16:47 | commenti (4)

Il sesto continente
di Pino Scaccia

La Terra si fa stretta. Duecento anni fa eravamo un miliardo, oggi siamo piu' di cinque miliardi e mezzo, nel 2050 saremo il doppio, fra un secolo, al ritmo attuale di crescita, su questo pianeta saremo addirittura trenta miliardi di persone. Ci avviamo dunque verso un pianeta senza frontiere. A fronte di ogni posto-lavoro disponibile in Europa ci sono piu’ di settanta persone in lista d'attesa nella sola fascia dell'Africa mediterranea. Un movimento di dimensioni bibliche, un'autentica marea nera, e c'e' chi parla addirittura di un "sesto continente" che dal cosidetto terzo mondo si sposta, in cerca di rifugio, verso i paesi industrializzati dove esiste il lavoro ma soprattutto dove ancora valgono certi diritti dell'uomo, la liberta' innanzitutto. "La societa' di domani - mi ha detto il sociologo Franco Ferrarotti - sara' multietnica e quindi anche multirazziale. Dobbiamo ormai capire che il mondo e' diventato unitario e che l'umanita' e' toccata nello stesso momento da tutto cio' che accade. Dobbiamo ormai capire che il mondo e' diventato unitario. Dobbiamo capire che i gruppi sociali, etnici, gli Stati sono troppo piccoli e devono aprirsi verso gli altri. Soltanto in questa accettazione dell'altro potremo arricchire noi stessi". Il mondo tuttavia probabilmente non e' ancora pronto a questa idea di universalita'. Ecco perche' avvengono episodi vergognosi come la storia della giovane donna eritrea costretta a lasciare il posto su un autobus a Roma a un bianco. Quell'autobus e' una metafora: la Terra somiglia sempre piu' a quell'autobus, gremito, soffocante, dove ci si sbrana per quei pochi posti a sedere, dove c'e' la paura che gli altri ci tolgano spazio. Questo e' il nuovo razzismo, non piu' ideologico, ma un razzismo diverso, legato alla lotta per la vita, alla sopravvivenza. Eppure bisogna abituarsi all'idea di vivere insieme. Mi diceva una volta Kpan Teabbev Simpice, un giovane ingegnere proveniente dalla Costa d'Avorio: "Di solito siamo abituati a vedere le nostre differenze. E le differenze esistono. Ma cerchiamo d'ora in poi di vedere cio' che ci unisce, che ci mette insieme".



postato da monello | 24/10/2003 16:10 | commenti


mercoledì, ottobre 22, 2003
PERCHE' IL CIELO E' LASSU'?
da Sui volti degli anziani >>

SECONDO UNA LEGGENDA BAKAIRI'...UN TEMPO GLI INDIOS ABITAVANO NON SOLO SULLA TERRA, MA ANCHE NEL CIELO. SOLO CHE IL CIELO NON ERA ALTO COME È OGGI, MA ACCANTO ALLA TERRA; ERANO COSÌ VICINI L'UN L'ALTRO, CHE OGNI INDIO ERA LIBERO DI SPOSTARSI DA UNA PARTE ALL'ALTRA SENZA ALCUN IMPEDIMENTO. MA VENNE UN TEMPO IN CUI GLI INDIOS CHE VIVEVANO NELLA ZONA DEL CIELO, COMINCIARONO AD AMMALARSI DI UNA TREMENDA MALATTIA CHE SI DIFFUSE IN MODO MICIDIALE, SEMINANDO LA MORTE IN TUTTA LA REGIONE. I POCHI CHE RIUSCIRONO A SOPRAVVIVERE, PER SALVARSI, ATTRAVERSARONO IL CONFINE E SI STABILIRONO SULLA TERRA. IL CIELO ORMAI SENZA INDIOS, DIVENTÒ LEGGERO LEGGERO E, PIANO PIANO, COMINCIÒ A SOLLEVARSI E A SALIRE SEMPRE PIÙ SÙ, PIÙ SÙ, FINO A RAGGIUNGERE L'ALTO, DOVE ORA LO VEDIAMO...




postato da monello | 22/10/2003 18:04 | commenti (1)

Le facce della disperazione
di Pino Scaccia


Oggi sono arrivati altri quattro barconi. Quattro sono stati rimandati indietro, in Tunisia. Uno e’ arrivato qui a Lampedusa. Eccolo le facce dei disperati che ho visto, qualche ora fa. Piu’ che stanchi, delusi. Ce l’avevano quasi fatta: sono stati presi ad appena due miglia dall’isola. Ma questi in mare ci sono stati poco. Probabilmente hanno fatto la traversata su una nave madre e poi distribuiti su barche piu’ piccole. Le nostre autorita’ smentiscono questa ipotesi perche’ vogliono credere che Tunisia e Libia stiano rispettando gli accordi. Ma chi conosce quei due Paesi sa che non si muove foglia senza che il regime non voglia. Evidentemente vogliono alzare il prezzo.




postato da monello | 22/10/2003 18:01 | commenti


lunedì, ottobre 20, 2003
LA TERRA PROMESSA
L' HANNO RIBATTEZZATA LA 'BARCA DELL' ORRORE'. SU QUESTA VECCHIA CARRETTA DEL MARE, LUNGA UNA DOZZINA DI METRI, HANNO TROVATO LA MORTE DECINE DI CLANDESTINI: 70, SECONDO LE TESTIMONIANZE DI ALCUNI SUPERSTITI, 85 STANDO AL RACCONTO DI ALTRI SOPRAVVISUTI CHE HANNO ASSICURATO: "SU QUEL BARCONE ERAVAMO UN CENTINAIO, C' ERANO ANCHE SETTE BAMBINI MORTI DURANTE LA TRAVERSATA". L' UNICA CERTEZZA RIGUARDA I CADAVERI RECUPERATI SULLA 'BARCA DELL' ORRORE': 13, ALCUNI DEI QUALI INCASTRATI DENTRO IL VANO MOTORE TANTO DA DOVER FAR RICORSO ALLE SEGHE ELETTRICHE PER 'LIBERARLI'. L' ALTRO DATO INCONTROVERTIBILE E' QUELLO RELATIVO AI SUPERSTITI: 15, ANCHE SE ALCUNI DI LORO SONO RICOVERATI IN GRAVI CONDIZIONI NELL' OSPEDALE CIVICO DI PALERMO. IN PARTICOLARE UNA GIOVANE DONNA, DALL' APPARENTE ETA' DI NON PIU' DI VENT' ANNI, CHE AI SOCCORRITORI ERA SEMBRATA PRIVA DI VITA. SOLO QUANDO IL BARCONE CON IL SUO LUGUBRE CARICO DI MORTE E' APPRODATO NEL PORTO DI LAMPEDUSA QUALCUNO SI E' ACCORTA CHE QUEL CORPO RIDOTTO A UNO SCHELETRO RESPIRAVA ANCORA. LA 'BARCA DELL' ORRORE' ERA STATA AVVISTATA DOMENICA SERA, INTORNO ALLE 19, A 53 MIGLIA A SUD EST DI LAMPEDUSA, DAL MOTOPESCA DI MAZARA DEL VALLO "SANT' ANNA". "ANDAVA ALLA DERIVA, SEMBRAVA ABBANDONATA - HA RACCONTATO IL COMANDANTE STEFANO VALFRE' - MA QUANDO CI SIAMO AVVICINATI ABBIAMO ASSISTITO A UNA SCENA DA INFERMO DANTESCO. I CORPI ERANO ACCATASTATI UNO SULL' ALTRO, NON SI DISTINGUEVANO I MORTI DAI VIVI". ED UNO DEI SUPERSTITI HA SPIEGATO PIU' TARDI IN OSPEDALE: "ALL' INIZIO GETTAVAMO I CADAVERI IN MARE. POI NON AVEVAMO PIU' LE FORZE, E CI SIAMO RANNICHIATI SOTTO I CORPI PER RIPARARCI DAL FREDDO. SIAMO ANDATI AVANTI COSI' PER GIORNI". L' ODISSEA IN MARE, SECONDO LE FRAMMENTARIE TESTIMONIANZE RACCOLTE TRA I SOPRAVVISSUTI, SAREBBE DURATA OLTRE DUE SETTIMANE. GLI IMMIGRATI, IN GRAN PARTE SOMALI, HANNO DETTO DI ESSERE PARTITI IL 3 OTTOBRE SCORSO DAL PORTO DI UNA LOCALITA' IMPRECISATA, AL CONFINE TRA LA LIBIA E LA TUNISIA. UN VIAGGIO DELLA SPERANZA, COSTATO 5 MILA DOLLARI A TESTA, CHE PER MOLTI SI E' RIVELATO SENZA RITORNO. I NAUFRAGHI HANNO RACCONTATO CHE DOPO DUE GIORNI IL MOTORE E' ANDATO IN AVARIA ED IL CARBURANTE E' TERMINATO, COSI' COME I VIVERI. DA QUEL MOMENTO LA MORTE HA COMINCIATO AD ALEGGIARE COME UNO SPETTRO SU QUEL VASCELLO FANTASMA ALLA DERIVA NEL CANALE DI SICILIA. HA GHERMITO, UNO DOPO L' ALTRO, I SETTE BAMBINI CHE ERANO A BORDO, POI ANCHE LE DONNE E GLI UOMINI. E QUANDO LE MOTOVEDETTE DELLA GUARDIA COSTIERA HANNO RAGGIUNTO FINALMENTE IL BARCONE, PER LA MAGGIOR PARTE DI LORO ERA ORMAI TROPPO TARDI. I SUPERSTITI SONO SBARCATI SULLA BANCHINA DEL PORTO DI LAMPEDUSA INTORNO ALLE TRE DI NOTTE. NEI LORO VOLTI, NEI LORO OCCHI SBARRATI AVEVANO DIPINTO IL TERRORE DI QUESTE DUE SETTIMANE DA INCUBO. QUALCHE ORA DOPO,QUANDO ORMAI COMINCIAVA AD ALBEGGIARE, E' ENTRATA IN PORTO, TRAINATA DA UN' ALTRA UNITA' DELLA GUARDIA COSTIERA, ANCHE LA 'BARCA DELL' ORRORE'. L' ATTRACCO E' AVVENUTO IN UN SILENZIO IRREALE. SOLO QUANDO UNO DEI SOCCORRITORI HA SCOPERTO NEL MUCCHIO DI CADAVERI UNA DONNA CHE RESPIRAVA ANCORA, SI E' ALZATO UN GRIDO: "PRESTO, FATE PRESTO. E' ANCORA VIVA". POI LA CORSA IN AMBULANZA E IL TRASFERIMENTO IN ELICOTTERO A PALERMO. GLI ALTRI SOPRAVVISSUTI, ORMAI RIDOTTI A SCHELETRI UMANI, SONO STATI INVECE PORTATI NEL CENTRO DI ACCOGLIENZA: HANNO BEVUTO TE' E LATTE CALDI, MANGIATO FETTE BISCOTTATE E CORNETTI. IL PRIMO 'PASTO' DOPO GIORNI E GIORNI DI DIGIUNO. ORA SARA' UNA NUOVA INCHIESTA DELLA PROCURA DI AGRIGENTO, AFFIDATA DAL CAPO DELL' UFFICIO IGNAZIO DE FRANCISCI AL PM GIULIA LABIA, AD ACCERTARE LE MODALITA' DI QUESTA ENNESIMA TRAGEDIA DEL MARE, DOPO QUELLA AVVENUTA APPENA DUE GIORNI PRIMA. IL MAGISTRATO DOVRA' INTERROGARE I SUPERSTITI, I CUI RACCONTI PER IL MOMENTO VENGONO VALUTATI DAGLI INVESTIGATORI CON ALCUNE RISERVE: "HANNO FORNITO CIFRE CONTRADDITORIE - SPIEGANO- E IN OGNI CASO SI TRATTA DI PERSONE ANCORA SOTTO CHOC, INCAPACI PERFINO DI RIUSCIRE A FARE DISCORSI DI SENSO COMPIUTO". A LAMPEDUSA, INTANTO, E' EMERGENZA. LE BARE CHIESTE DAL SINDACO, BRUNO SIRAGUSA, ALLA PREFETTURA DI AGRIGENTO SONO ARRIVATE IN MATTINATA CON UNA NAVE PROVENIENTE DA PORTO EMPEDOCLE. SULL' ISOLA. MA INTANTO SULL' ISOLA ARRIVAVA UNA NUOVA CARRETTA DEL MARE. SULL' IMBARCAZIONE, INTERCETTATA DA UNA MOTOVEDETTA A POCA DISTANZA DALLA RIVA, NOVE TUNISINI; ALTRI SETTE VENIVANO BLOCCATI A TERRA DAI CARABINIERI, DOPO AVERE RAGGIUNTO A NUOTO LA SPIAGGIA DI CALA PONENTE. L' ESODO CONTINUA. (fonte ANSA).
postato da monello | 20/10/2003 22:30 | commenti (5)

postato da monello | 20/10/2003 18:16 | commenti (1)


giovedì, ottobre 16, 2003
postato da monello | 16/10/2003 22:03 | commenti (1)

UN DIRITTO PER OGNI LAVORO...
I GIOVANI CANADESI CONOSCIUTI COME 'SQUEEGEE KIDS', PRONTI A LAVARE I PARABREZZA DELLE AUTOMOBILI AI SEMAFORI E AGLI INCROCI DELLE STRADE, SI SONO ORGANIZZATI IN UN SINDACATO A VANCOUVER: HANNO UN PRESIDENTE E ORGANIZZANO SEMINARI PER FARE CONOSCERE AGLI ADERENTI I LORO DIRITTI. TRENCH O'NEIL, IL PORTAVOCE DEL SINDACATO CHE E' ENTRATO A FARE PARTE DI UN'ORGANIZZAZIONE SINDACALE INTERNAZIONALE, SOSTIENE CHE LAVARE IL PARABREZZA DELLE AUTOMOBILI FERME E' LAVORO LEGITTIMO E CHE LA POLIZIA NON DOVREBBE FARE MULTE A CHI CERCA DI PROCURARSI IL NECESSARIO PER VIVERE. "SE L'AUTOMOBILISTA NON VUOLE ESSERE IMPORTUNATO - SOSTIENE O'NEIL - DEVE SOLO DIRE 'NO, GRAZIE' E NOI RISPONDIAMO 'GRAZIE LO STESSO E BUONA GIORNATA'. I CASI DI VANDALISMO, DI 'SQUEEGEE KIDS' CHE DANNEGGIANO IL TERGICRISTALLO O CHE INSULTANO GLI AUTOMOBILISTI, AGGIUNGE O'NEIL, SONO RARI E NON GIUSTIFICANO LA "PERSECUZIONE" DELLE FORZE DELL' ORDINE. ( fonte ANSA).

 


postato da monello | 16/10/2003 21:53 | commenti

16 OTTOBRE 1943 - 16 OTTOBRE 2003





























postato da monello | 16/10/2003 18:38 | commenti


martedì, ottobre 14, 2003

SENZA LACRIMOGENI E BOMBE A MANO...

 

 

 

 

 



I monaci buddisti dello Sri Lanka protestano al ministero della cultura nella capitale Colombo a causa dei metodi considerati non etici delle conversioni. Per attirare le masse di buddisti poveri che vivono nelle zone rurali vengono promessi articoli di grande consumo. (M.A.Pushpa Kumara/Ansa)



postato da monello | 14/10/2003 23:15 | commenti (2)

BASTA UN CLICK, CHE CE VO'?
segnalato dalla mia amica LALLA

Ci sono tantissimi siti dove, con un solo click del mouse, si può donare gratis a chi ne ha bisogno. Non è frutto di una magia, ma l'enorme potere degli sponsor. Più siamo, meglio è. E periodicamente ci sono degli obiettivi da raggiungere. Intanto metto quello che ha messo Lalla nel suo blog, ripreso dal sito del Movimento Cunegonda.

 

 

 

I click servono per finanziare questi progetti ed è assolutamente necessario di raggiungere l'obiettivo dei 500.000 click entro la fine di novembre 2003.
Visitate ogni giorno e-inclusioniste.org e cliccate dove richiesto ( basta una sola volta al dì, fino alla fine di novembre). E pubblicizzate al massimo l' iniziativa, con il computer si può... 
Grazie!!!!!




postato da monello | 14/10/2003 22:57 | commenti


lunedì, ottobre 13, 2003

IN UN MONDO DOVE LA CILINDRATA FA LA DIFFERENZA...















...A CALCUTTA...

i rickshaw pullers per guadagnarsi da vivere spingono una bicicletta a tre ruote con a bordo una o più persone. Un lavoro massacrante che basta soltanto agarantirsi il minimo indispensabile per mangiare: una percentuale dei guadagni va versata al proprietario del mezzo (foto Reuters)

















postato da monello | 13/10/2003 23:31 | commenti (5)

COLOMBIA NO STOP
Violenti scontri tra forze di sicurezza colombiane e paramilitari di estrema destra: il bilancio delle ultime 48 ore e' di almeno 17 miliziani uccisi - secondo fonti militari - nonostante il cessate-il-fuoco proclamato unilateralmente dalle milizie nel 2002. Le parti hanno avviato negoziati per smobilitare i 13.000 paramilitari fuori legge, accusati di ricorrenti atrocita' della loro guerra contro la guerriglia di sinistra. Il maggiore gruppo delle milizie di estrema destra, la Forza Unita di Auto-Difesa della Colombia, chiede un'amnistia, peraltro gia' inclusa dal governo in un progetto di legge presentato dal presidente Alvaro Uribe al Congresso. Ma le forze armate colombiane hanno l'ordine di attaccare le milizie fin quando non si sara' raggiunto un accordo. Secondo Uribe, da quando ha assunto la presidenza nell'agosto del 2002, sono 250 i miliziani di estrema destra uccisi e 2.200 quelli catturati. Ma gli Stati Uniti, impegnati con aiuti militari e finanziari nella lotta contro il narcotraffico colombiano, sostengono che il governo deve fare di piu' per recidere i legami tra miliziani e forze armate. Washington ha anche chiesto l'estradizione di due leader delle milizie ritenuti coinvolti nel narcotraffico. (fonte AGI)

 


postato da monello | 13/10/2003 23:20 | commenti


giovedì, ottobre 09, 2003

GIORNATA MONDIALE CONTRO LA PENA DI MORTE
NEGLI ULTIMI 15 ANNI PIU' DELLA META' DELLE NAZIONI DEL MONDO HA ABOLITO LA PENA CAPITALE, MA, NONOSTANTE QUESTO, LE CONDANNE A MORTE SONO ANCORA UNA REALTA'. AMNESTY INTERNATIONAL INVITA LA COMUNITA' INTERNAZIONALE A PRENDERE PARTE ALLA GIORNATA MONDIALE CONTRO LA PENA DI MORTE CHE SI CELEBRA IL 10 OTTOBRE. AMNESTY CHIEDE ALL' OPINIONE PUBBLICA MONDIALE DI SOTTOSCRIVERE LA PETIZIONE (WWW.AMNESTY.IT/PRIMOPIANO/GIORNATA_PDM_2003) CHE SOLLECITA I GOVERNI A PORRE IMMEDIATAMENTE FINE ALLE ESECUZIONI. OGGI IN OGNI PARTE DEL MONDO, GLI ATTIVISTI DI AMNESTY INTERNATIONAL SVOLGERANNO MANIFESTAZIONI, SEMINARI E DIBATTITI PER RAFFORZARE LA PRESSIONE SUI GOVERNI AFFINCHE' ABOLISCANO LA PENA DI MORTE E PER AUMENTARE LA SENSIBILITA' SU QUESTA PENA CRUDELE, INUMANA E DEGRADANTE. SETTANTASEI PAESI HANNO ABOLITO LA PENA DI MORTE PER TUTTI I REATI, MENTRE ALTRI 16 L'HANNO ABOLITA PER TUTTI I REATI SALVO QUELLI ECCEZIONALI. ALTRI 20 PAESI SONO ABOLIZIONISTI "NELLA PRATICA", POICHE' NON ESEGUONO PIU' CONDANNE A MORTE. L' ULTIMO AD AGGIUNGERSI ALLA LISTA DI QUELLI ABOLIZIONISTI E' STATO L'ARMENIA, CHE A SETTEMBRE HA RATIFICATO IL PROTOCOLLO 6 ALLA CONVENZIONE EUROPEA SUI DIRITTI UMANI, UN TRATTATO INTERNAZIONALE CHE ABOLISCE LA PENA DI MORTE IN TEMPO DI PACE. NEI PRIMI NOVE MESI DEL 2003 - SECONDO I DATI DI AMNESTY - GLI USA HANNO MANDATO A MORTE 57 PERSONE. LE ESECUZIONI IN IRAN SONO STATE ALMENO 83 E NON MENO DI 40 QUELLE IN ARABIA SAUDITA. NEL 2002 AMNESTY INTERNATIONAL AVEVA ACCERTATO 1.526 ESECUZIONI IN 31 PAESI, 1.060 DELLE QUALI IN CINA, DOVE PERALTRO LA PENA DI MORTE E' UN SEGRETO DI STATO E I DATI DISPONIBILI RAPPRESENTANO UNA PICCOLA FRAZIONE DELLA DIMENSIONE EFFETTIVA DEL FENOMENO. IN UN RAPPORTO AMNESTY INTERNATIONAL ILLUSTRA LA SITUAZIONE DELLA PENA CAPITALE IN SEDICI PAESI AFRICANI: NEGLI ULTIMI DIECI ANNI TRE DI ESSI HANNO ABOLITO LA PENA DI MORTE E SOLO QUATTRO HANNO ESEGUITO CONDANNE A MORTE. LA "GIORNATA MONDIALE" E' ORGANIZZATA DALLA COALIZIONE MONDIALE CONTRO LA PENA DI MORTE, UN MOVIMENTO DI CUI FANNO PARTE SINDACATI, ORGANISMI LEGALI, AUTORITA' LOCALI E ASSOCIAZIONI PER I DIRITTI UMANI COMPRESA AMNESTY INTERNATIONAL - CHE SI BATTONO PER L'ABOLIZIONE UNIVERSALE DELLA PENA CAPITALE. "IL FATTO CHE GLI STATI ESEGUANO ANCORA CONDANNE A MORTE RAPPRESENTA - RILEVA L'ORGANIZZAZIONE INTERNAZIONALE PER I DIRITTI UMANI - UN OLTRAGGIO. NESSUNA RICERCA HA DIMOSTRATO CHE LA PENA DI MORTE SERVA A COMBATTERE LA CRIMINALITA': ALCONTRARIO, ESSA ALIMENTA UNA CULTURA DI VIOLENZA E PERTANTO NON TROVA ALCUN POSTO IN UNA SOCIETA' MODERNA CHE INTENDA RISPETTARE I VALORI DEI DIRITTI UMANI". IL RAPPORTO EVIDENZIA CHE SONO ANCORA 83 I PAESI CHE RIFIUTANO DI SEGUIRE LA TENDENZA MONDIALE VERSO L'ABOLIZIONE DELLA PENA DI MORTE, TRA CUI USA, GIAPPONE, CINA, NIGERIA, IRAN, ARABIA SAUDITA E UZBEKISTAN. ALCUNI CONTINUANO PERSINO A MANDARE A MORTE MINORENNI ALL'EPOCA DEL REATO. AD APRILE, IN OKLAHOMA (USA), SCOTT HAINS E' STATO MANDATO A MORTE PER UN REATO COMMESSO QUANDO AVEVA SOLO 17 ANNI. ALLA FINE DELLO SCORSO MESE DI SETTEMBRE, NELLE FILIPPINE, CHRISTOPHER PADUA, RONALD BRAGAS, ELMER BUTAL, RAMON NICODEMUS, SATURANI PANGGAYONG E ROGER PAGSIBIGAN TUTTI CONDANNATI A MORTE PER REATI COMMESSI QUANDO AVEVANO MENO DI 18 ANNI - ERANO IN ATTESA DELL' ESECUZIONE. AMNESTY E INOLTRE PREOCCUPATA PER IL DRAMMATICO AUMENTO DELL'USO DELLA PENA DI MORTE IN VIETNAM, DOVE QUEST'ANNO SECONDO STIME UFFICIALI SONO STATE CONDANNATE A MORTE 80 PERSONE. IN CINA, IL PAESE IN CUI NEL CORSO DEL 2002 E' STATO MANDATO A MORTE IL MAGGIOR NUMERO DI PERSONE, IL GOVERNO HA INTRODOTTO I COSIDDETTI "FURGONI ITINERANTI DI ESECUZIONE", ALLO SCOPO DI OTTIMIZZARE L' EFFICIENZA E RIDURRE I COSTI DELLE ESECUZIONI. NEL CORSO DEL 2002 AMNESTY INTERNATIONAL HA ACCERTATO 3.248 CONDANNE A MORTE IN 67 PAESI E 1.526 ESECUZIONI IN 31 PAESI, DI CUI 1.060 IN CINA E 113 IN IRAN.
(fonte Ansa)



postato da monello | 9/10/2003 23:14 | commenti (1)

UGANDA, ALTRI 15 MORTI
Kampala (Uganda), I guerriglieri dell'Armata di resistenza del Signore (Lra) hanno attaccati un villaggio nei pressi di Odudui, 270 chilometri a nordest di Kampala, uccidendo almeno 15 persone, tra le quali quattro membri dell'Arrow Boys, una forza per la difesa dei civili composta da ex militari. Lo riferisce il prete cattolico Athanasius Mubiru. Guidato da Joseph Kony, che si attribuisce poter magici con i quali puo' proteggere i suoi guerriglieri, l'Armata di resistenza del Signore si batte contro il presidente Yoweri Museveni sin dalla sua presa del potere del 1986. Negli ultimi mesi circa 300 mila ugandesi sono stati costretti ad abbandonare le loro case, andandosi ad aggiungere agli oltre 1.1 milioni di profughi fuggiti dal paese.

 


postato da monello | 9/10/2003 20:32 | commenti

Vajont, per non dimenticare

















"Sono qui in pellegrinaggio. Ho negli occhi le terribili immagini di quaranta anni fa. Avverto forte l'emozione della tragedia che in pochi minuti cancellò interi paesi, il fragore misterioso e terrificante, orrendo preannuncio di morte, l'ondata terribile che tutto spazzò via. Ovunque devastazione, rovine, intere famiglie scomparse". Così il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha ricordato oggi il quarantennale della tragedia del Vajont che il 9 ottobre del 1963 causò 1910 morti. Il capo dello Stato di fronte al Palasport di Longarone gremito di persone ha ricordato che "rese ancor più tragico quel dolore la consapevolezza che vi fu colpa dell'uomo".  >>>

Il sito sulla tragedia >>>

















postato da monello | 9/10/2003 20:26 | commenti


lunedì, ottobre 06, 2003

UCCISA, PERCHE' AIUTAVA GLI ALTRI...

"Mi chiamo Annalena Tonelli.
Sono nata in Italia a Forlì il 2 Aprile 1943.
Lavoro in sanità da trent'anni, ma non sono medico. Sono laureata in legge in Italia. Sono abilitata all'insegnamento della lingua inglese nelle scuole superiori in Kenya.
Ho certificati e diplomi di controllo della tubercolosi in Kenya, di Medicina Tropica1e e Comunitaria in Inghilterra, di Leprologia in Spagna. Lasciai l'Italia a gennaio del 1969.
Da allora vivo a servizio dei Somali. Sono trent'anni di condivisione. Ho infatti sempre vissuto con loro a parte piccole interruzioni in altri paesi per causa di forza maggiore.
Scelsi di essere per gli altri: i poveri, i sofferenti, gli abbandonati, i non amati che ero una bambina e così sono stata e confido di continuare a essere fino alla fine della mia vita. Ho fatto una scelta di povertà radicale ... anche se povera come un vero povero, i poveri di cui è piena ogni mia giornata, io non potrò essere mai.
Vivo a servizio senza un nome, senza la sicurezza di un ordine religioso, senza appartenere a nessuna organizzazione, senza uno stipendio, senza versamento di contributi volontari per quando sarò vecchia. Sono non sposata perché così scelsi nella gioia quando ero giovane. Era una esigenza dell'essere quella di non avere una famiglia mia.
Ho amici che aiutano me e la mia gente da più di trent'anni. Tutto ho potuto fare grazie a loro, soprattutto gli amici del Comitato per la lotta contro la fame nel mondo di Forlì. Naturalmente ci sono anche altri amici in diverse parti del mondo. Non potrebbe essere diversamente".









postato da monello | 6/10/2003 17:06 | commenti (4)


mercoledì, ottobre 01, 2003

NEGLI OCCHI DELLA LEGGEREZZA >>

IL MONELLO ama profondamente i bambini, perchè bambino lo è anche lui. Li ama, li osserva, li imita, soffre con loro. Da quando è nato il blog del Monello, l'esigenza di mostrare, anche solo con una fotografia, il dolore di tanti bambini è diventata sempre più forte e ha in parte caratterizzato questo blog, tutto dedicato alle guerre taciute, alle guerre dimenticate, alle questioni lasciate in sospeso da chi in sospeso le vuole lasciare. Un blog che riaccenda il senso critico di chi legge, ma anche di me che scrivo. Poi l'esigenza è diventata fortissima, tanto che Gianna, una carissima amica di blog, mi ha spinta alla scelta e allora è nata una sede distaccata del Monello che accoglie il contributo degli amici e delle amiche che più di altri mi hanno seguita in tutto questo tempo e hanno letto nei miei occhi la sete di veità, di giustizia e di un giornalismo migliore. Ringrazio chi ha accettato di aiutarmi e chi ancora accetterà, seguendomi in questa mia passione. Presto compariranno i nomi dei miei compagni di viaggio, perchè entrare negli occhi di un bambino è un viaggio. Paradiso o Inferno. Buon viaggio NEGLI OCCHI DELLA LEGGEREZZA, augurandovi di tornare con una valigia piena di domande...



postato da monello | 1/10/2003 11:00 | commenti (12)


La velocità con cui viene data una notizia avvicina alla verità? Da qui parte l’avventura del Monello. Da una domanda. Una domanda scomoda. IL Monello nasce con questo spirito. Nasce per insinuare dubbi là dove ci si appoggia mollemente su false certezze. Per paura. Anche il Monello ha paura,ma rifiuta risposte preordinate e “fa la linguaccia” ad un modo di vivere subordinato a scelte esclusive di burattinai al di sopra di ogni controllo. Il Monello vuole scegliere. É giovane e vuole fare la sua strada, le sue scelte. Il Monello vuole costruire. I suoi occhi bambini vedono cose che non gli piacciono. Sa che è difficile e che forse è un processo così lungo che potrebbe anche non beneficiarne direttamente. Ma ha la saggezza di chi pianta un albero e lo cura nei primi anni di vita, sapendo che dei frutti migliori, quelli più grossi e succosi, godrà chi verrà dopo di lui.Il Monello conosce la risposta a quella domanda. Non sempre la velocità della notizia avvicina alla verità. Così il Monello indaga, ragiona, dibatte, denuncia lontano dalle sirene della pubblicità, dei finanziamenti, delle logiche commerciali, come un bimbo concentrato a correre, a giocare e a dire quello che è.



Il Monello scrive anche qui
>Gli occhi dei bambini
>Immagini dalla guerra
>I volti degli anziani
>Aisnet Press
>Opposizione



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