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IL MONELLO
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giovedì, ottobre 30, 2003 VECCHI IN PALESTINA >>
martedì, ottobre 28, 2003 LA COLOMBIA DIMENTICATA
La barbarie che da quasi 40 anni attraversa la Colombia sembra non conoscere alcuna tregua: l'ultimo terribile atto di violenza è stato il massacro di una famiglia di otto persone, fra cui cinque bambini, presso la cittadina di Orito, nel dipartimento del Putumayo. Le otto vittime erano state sequestrate nella loro abitazione quattro giorni fa da uomini armati non identificati; dopo lunghe ricerche, ieri in una località rurale sono stati rinvenuti i corpi di Maura Montero, 48enne, e dei suoi sette figli di 28, 19, 15, 14, 7, 6 e 4 anni. Un nono membro della famiglia (probabilmente un altro figlio) è ancora dato per disperso, mentre il capofamiglia, Florentino Gómez, è scampato alla strage perchè al momento del rapimento non si trovava in casa. Secondo le autorità, tutti i cadaveri presentavano vistosi ed inequivocabili segni di tortura, e sarebbero stati "uccisi con un colpo di grazia". "E' stato uno dei peggiori crimini mai commessi in questa zona", dichiara un funzionario comunale. Le indagini da parte della polizia sono in corso, ma finora circolano solo ipotesi. In un primo momento la strage è stata attribuita ai guerriglieri dell'ELN (Esercito di Liberazione Nazionale), in seguito al ritrovamento sul luogo di un presunto messaggio recante la firma di questo gruppo; si sospetta comunque un tentativo di sviare le investigazioni. Le autorità ricordano inoltre che nella regione di Orito si registra una forte presenza di ribelli e paramilitari delle Autodefensas Unidas de Colombia (AUC); tuttavia, il movente di questa carneficina potrebbe anche essere ricollegato a contrasti familiari o lavorativi, o ad altre questioni esterne alla guerra civile. (fonte War News) lunedì, ottobre 27, 2003 EMERGENZA LIBERIA
Ancora drammatica la situazione umanitaria in Liberia. Anche dopo l'insediamento, il 14 ottobre scorso del nuovo governo di transizione alla guida di Gyude Bryant e l'avvio della missione di pace delle Nazioni Unite (Minul), Save The Children denuncia che nelle contee di Bong, Grand Bassa, Nimba e Lofa milizie di diverse fazioni continuano a razziare la popolazione civile. Negli ultimi sei mesi nella capitale si sono riversate 450,000 persone in fuga dalle zone più devastate dal conflitto. La situazione è stata poi complicata dall'arrivo di profughi dalla vicina Costa d'Avorio, anch'essa teatro di una guerra civile. Altri 315,000 liberiani sono fuggiti in altri Paesi dell'Africa occidentale. La mortalità infantile e materna ha raggiunto livelli sconosciuti da decenni. Secondo l'organizzazione internazionale particolarmente grave è la situazione dei minori: esposti alle violenze delle bande armate, orfani o separati dalle famiglie di origine, devono fare i conti tutti i giorni con il rischio di stupri, violenze e forme di sfruttamento di ogni tipo. Save the Children rinnova quindi il proprio appello a tutte le forze coinvolte nel conflitto affinché i minori arruolati siano immediatamente messi in condizione di tornare alle comunità di origine e ribadisce la necessità che i governi di Usa, Gran Bretagna e Francia mettano le agenzie umanitarie in condizione di portare al più presto gli aiuti umanitari necessari al ripristino della normalità in Liberia. domenica, ottobre 26, 2003 E LA CHIAMANO LIBERTA' D'ESPRESSIONE....
Italia ultima fra i Paesi dell'Unione Europea nella classifica mondiale sulla libertà di stampa di Reporter sans frontieres, 53ma su un indice di 166, dopo nazioni come Bolivia, Bulgaria, Bosnia e Albania. La stessa classifica pone Cuba e Corea del Nord al penultimo e ultimo posto, mentre Stati Uniti e Israele perdono posizioni per il comportamento tenuto fuori dalle loro frontiere. La classifica di Rsf è la seconda redatta dall'organizzazione internazionale, che per elaborarla ha chiesto a giornalisti, ricercatori, giuristi o militanti dei diritti umani di rispondere ad un questionario che permette di valutare lo stato della libertà di stampa nel paese preso in considerazione.In questo indice figurano quindi 166 nazioni, contro le 139 dell'anno scorso e i paesi assenti sono tali per mancanza di informazioni affidabili e verificabili.Per quanto riguarda l'Ue, Rsf definisce la situazione buona, tranne per l'Italia e la Spagna. Per il secondo anno consecutivo, l'Italia ha ottenuto una «pessima» postazione (53) rispetto ad altri paesi dell'Ue, che l'organizzazione imputa al conflitto di interessi di Silvio Berlusconi, mentre il decreto legge per la riforma del sistema audiovisivo (ddl Gasparri), «che sembra tagliato su misura per proteggere gli interessi di Berlusconi, rischia di aggravare le minacce che pesano sul pluralismo dell'informazione in questo paese», si legge nel rapporto.Riguardo alla Spagna (42), Rsf imputa la sua posizione alle difficoltà con cui si devono confrontare i giornalisti nei Paesi baschi. La Francia è 26ma a causa, afferma il rapporto, «della sua legislazione arcaica sulla diffamazione, per le sue esitazioni, sempre più frequenti, nell'affrontare il fondamentale principio della protezione delle fonti giornalistiche e per gli arbitrari e ripetuti interrogatori di giornalisti ad opera della polizia». Come nel 2002, il rapporto mostra poi una situazione particolarmente catastrofica in Asia, dove si trovano otto tra i 10 paesi peggio classificati: Corea del Nord, Birmania, Laos, Cina, Iran, Vietnam, Turkmenistan e il Bhutan. In questi Stati, denuncia Rsf, la stampa indipendente è praticamente inesistente, oppure quotidianamente repressa dalle autorità. I giornalisti sono costretti a lavorare in condizioni estremamente difficili, in totale assenza di libertà e di sicurezza. Cuba è invece 165ma, al penultimo posto: nella primavera del 2003, 26 giornalisti indipendenti sono stati arrestati e condannati a pene che vanno dai 14 ai 27 anni di detenzione. Per quanto riguarda l'Africa, l'Eritrea, al 162mo posto, è il paese con la situazione peggiore del continente africano. Da due anni, la stampa privata non ha più «diritto di pubblicazione» e al momento 14 giornalisti eritrei sono detenuti in località segrete. Come lo scorso anno, la classifica dimostra anche che il rispetto della libertà di stampa non è necessariamente legato allo sviluppo economico dei Paesi presi in considerazione. Così, troviamo dei paesi, tra i più poveri del mondo, come il Benin (29), Timor Est (30) o il Madagascar (46), figurare tra i primi 50 classificati. Al contrario, delle nazioni ricche, come il Bahrein (117) o Singapore (144), si posizionano tra i 50 paesi che meno rispettano la libertà di espressione. Rsf distingue poi la situazione della libertà di stampa all'interno e fuori da Stati Uniti ed Israele che si trovano rispettivamente al 31mo e al 44mo posto per il rispetto della libertà di espressione sul proprio territorio, mentre scendono precipitosamente al 135 e al 146 posto per il comportamento tenuto fuori dalle loro frontiere. Le ripetute violenze dell'esercito israeliano contro dei giornalisti che operavano nei territori occupati e la responsabilità dell'esercito americano nella morte di diversi professionisti dei media durante il conflitto in Iraq, sono, scrive Rsf, «indubbiamente degli atti inammissibili per due nazioni che dichiarano il loro impegno a favore della libertà di stampa».Per quanto riguarda il mondo arabo, l'organizzazione denuncia un peggioramento generale. La guerra in Iraq ha sicuramente giocato un ruolo di primo piano nell'inasprirsi della repressione operata dai regimi arabi nei confronti della stampa. Il Libano (106) ha perso la sua posizione di leader del mondo arabo a profitto del Kuwait (102), Arabia saudita (156), Siria (155), Libia (153) e Oman (152), denuncia Rsf, fanno ampiamente uso di tutti i mezzi a loro disposizione per impedire la nascita di una stampa libera e indipendente. In Marocco (131), le speranze riposte in Mohammed VI al momento della sua incoronazione nel luglio 1999, «sono andate ampiamente deluse». L'organizzazione denuncia poi una situazionee preoccupante in Russia (148), in Ucraina (132) e in Bielorussia (151). Anche se esiste una stampa indipendente in Russia, la censura relativa a tutte le informazioni che riguardano la guerra in Cecenia, i diversi assassinii di giornalisti o il recente rapimento del corrispondente dell'Afp in Inguscezia, giustificano la cattiva posizione. Ed in Asia centrale, e in particolare in Turkmenistan (158) e in Uzbekistan (154), i governi continuano a mantenere una cappa di piombo sulla stampa.Diversi paesi con governi democraticamente eletti e nei quali esiste la stampa libera e indipendente si trovano in una posizione molto bassa della classifica: è il caso del Bangladesh (143), della Colombia (147) e delle Filippine (118). In questi Stati, i giornalisti sono spesso vittime di violenza, sia da parte dei governi che dai partiti politici, gruppi mafiosi o dalla guerriglia. In altri casi, come in Nepal (150), la stampa è vittima del fuoco incrociato delle forze di sicurezza e dei ribellI. venerdì, ottobre 24, 2003 PRIME OPERAZIONI CONTRO L'INVERNO AFGHANO
Il sesto continente
di Pino Scaccia
mercoledì, ottobre 22, 2003 PERCHE' IL CIELO E' LASSU'?
da Sui volti degli anziani >>
Le facce della disperazione
di Pino Scaccia
lunedì, ottobre 20, 2003 LA TERRA PROMESSA
L' HANNO RIBATTEZZATA LA 'BARCA DELL' ORRORE'. SU QUESTA VECCHIA CARRETTA DEL MARE, LUNGA UNA DOZZINA DI METRI, HANNO TROVATO LA MORTE DECINE DI CLANDESTINI: 70, SECONDO LE TESTIMONIANZE DI ALCUNI SUPERSTITI, 85 STANDO AL RACCONTO DI ALTRI SOPRAVVISUTI CHE HANNO ASSICURATO: "SU QUEL BARCONE ERAVAMO UN CENTINAIO, C' ERANO ANCHE SETTE BAMBINI MORTI DURANTE LA TRAVERSATA". L' UNICA CERTEZZA RIGUARDA I CADAVERI RECUPERATI SULLA 'BARCA DELL' ORRORE': 13, ALCUNI DEI QUALI INCASTRATI DENTRO IL VANO MOTORE TANTO DA DOVER FAR RICORSO ALLE SEGHE ELETTRICHE PER 'LIBERARLI'. L' ALTRO DATO INCONTROVERTIBILE E' QUELLO RELATIVO AI SUPERSTITI: 15, ANCHE SE ALCUNI DI LORO SONO RICOVERATI IN GRAVI CONDIZIONI NELL' OSPEDALE CIVICO DI PALERMO. IN PARTICOLARE UNA GIOVANE DONNA, DALL' APPARENTE ETA' DI NON PIU' DI VENT' ANNI, CHE AI SOCCORRITORI ERA SEMBRATA PRIVA DI VITA. SOLO QUANDO IL BARCONE CON IL SUO LUGUBRE CARICO DI MORTE E' APPRODATO NEL PORTO DI LAMPEDUSA QUALCUNO SI E' ACCORTA CHE QUEL CORPO RIDOTTO A UNO SCHELETRO RESPIRAVA ANCORA. LA 'BARCA DELL' ORRORE' ERA STATA AVVISTATA DOMENICA SERA, INTORNO ALLE 19, A 53 MIGLIA A SUD EST DI LAMPEDUSA, DAL MOTOPESCA DI MAZARA DEL VALLO "SANT' ANNA". "ANDAVA ALLA DERIVA, SEMBRAVA ABBANDONATA - HA RACCONTATO IL COMANDANTE STEFANO VALFRE' - MA QUANDO CI SIAMO AVVICINATI ABBIAMO ASSISTITO A UNA SCENA DA INFERMO DANTESCO. I CORPI ERANO ACCATASTATI UNO SULL' ALTRO, NON SI DISTINGUEVANO I MORTI DAI VIVI". ED UNO DEI SUPERSTITI HA SPIEGATO PIU' TARDI IN OSPEDALE: "ALL' INIZIO GETTAVAMO I CADAVERI IN MARE. POI NON AVEVAMO PIU' LE FORZE, E CI SIAMO RANNICHIATI SOTTO I CORPI PER RIPARARCI DAL FREDDO. SIAMO ANDATI AVANTI COSI' PER GIORNI". L' ODISSEA IN MARE, SECONDO LE FRAMMENTARIE TESTIMONIANZE RACCOLTE TRA I SOPRAVVISSUTI, SAREBBE DURATA OLTRE DUE SETTIMANE. GLI IMMIGRATI, IN GRAN PARTE SOMALI, HANNO DETTO DI ESSERE PARTITI IL 3 OTTOBRE SCORSO DAL PORTO DI UNA LOCALITA' IMPRECISATA, AL CONFINE TRA LA LIBIA E LA TUNISIA. UN VIAGGIO DELLA SPERANZA, COSTATO 5 MILA DOLLARI A TESTA, CHE PER MOLTI SI E' RIVELATO SENZA RITORNO. I NAUFRAGHI HANNO RACCONTATO CHE DOPO DUE GIORNI IL MOTORE E' ANDATO IN AVARIA ED IL CARBURANTE E' TERMINATO, COSI' COME I VIVERI. DA QUEL MOMENTO LA MORTE HA COMINCIATO AD ALEGGIARE COME UNO SPETTRO SU QUEL VASCELLO FANTASMA ALLA DERIVA NEL CANALE DI SICILIA. HA GHERMITO, UNO DOPO L' ALTRO, I SETTE BAMBINI CHE ERANO A BORDO, POI ANCHE LE DONNE E GLI UOMINI. E QUANDO LE MOTOVEDETTE DELLA GUARDIA COSTIERA HANNO RAGGIUNTO FINALMENTE IL BARCONE, PER LA MAGGIOR PARTE DI LORO ERA ORMAI TROPPO TARDI. I SUPERSTITI SONO SBARCATI SULLA BANCHINA DEL PORTO DI LAMPEDUSA INTORNO ALLE TRE DI NOTTE. NEI LORO VOLTI, NEI LORO OCCHI SBARRATI AVEVANO DIPINTO IL TERRORE DI QUESTE DUE SETTIMANE DA INCUBO. QUALCHE ORA DOPO,QUANDO ORMAI COMINCIAVA AD ALBEGGIARE, E' ENTRATA IN PORTO, TRAINATA DA UN' ALTRA UNITA' DELLA GUARDIA COSTIERA, ANCHE LA 'BARCA DELL' ORRORE'. L' ATTRACCO E' AVVENUTO IN UN SILENZIO IRREALE. SOLO QUANDO UNO DEI SOCCORRITORI HA SCOPERTO NEL MUCCHIO DI CADAVERI UNA DONNA CHE RESPIRAVA ANCORA, SI E' ALZATO UN GRIDO: "PRESTO, FATE PRESTO. E' ANCORA VIVA". POI LA CORSA IN AMBULANZA E IL TRASFERIMENTO IN ELICOTTERO A PALERMO. GLI ALTRI SOPRAVVISSUTI, ORMAI RIDOTTI A SCHELETRI UMANI, SONO STATI INVECE PORTATI NEL CENTRO DI ACCOGLIENZA: HANNO BEVUTO TE' E LATTE CALDI, MANGIATO FETTE BISCOTTATE E CORNETTI. IL PRIMO 'PASTO' DOPO GIORNI E GIORNI DI DIGIUNO. ORA SARA' UNA NUOVA INCHIESTA DELLA PROCURA DI AGRIGENTO, AFFIDATA DAL CAPO DELL' UFFICIO IGNAZIO DE FRANCISCI AL PM GIULIA LABIA, AD ACCERTARE LE MODALITA' DI QUESTA ENNESIMA TRAGEDIA DEL MARE, DOPO QUELLA AVVENUTA APPENA DUE GIORNI PRIMA. IL MAGISTRATO DOVRA' INTERROGARE I SUPERSTITI, I CUI RACCONTI PER IL MOMENTO VENGONO VALUTATI DAGLI INVESTIGATORI CON ALCUNE RISERVE: "HANNO FORNITO CIFRE CONTRADDITORIE - SPIEGANO- E IN OGNI CASO SI TRATTA DI PERSONE ANCORA SOTTO CHOC, INCAPACI PERFINO DI RIUSCIRE A FARE DISCORSI DI SENSO COMPIUTO". A LAMPEDUSA, INTANTO, E' EMERGENZA. LE BARE CHIESTE DAL SINDACO, BRUNO SIRAGUSA, ALLA PREFETTURA DI AGRIGENTO SONO ARRIVATE IN MATTINATA CON UNA NAVE PROVENIENTE DA PORTO EMPEDOCLE. SULL' ISOLA. MA INTANTO SULL' ISOLA ARRIVAVA UNA NUOVA CARRETTA DEL MARE. SULL' IMBARCAZIONE, INTERCETTATA DA UNA MOTOVEDETTA A POCA DISTANZA DALLA RIVA, NOVE TUNISINI; ALTRI SETTE VENIVANO BLOCCATI A TERRA DAI CARABINIERI, DOPO AVERE RAGGIUNTO A NUOTO LA SPIAGGIA DI CALA PONENTE. L' ESODO CONTINUA. (fonte ANSA). giovedì, ottobre 16, 2003 UN DIRITTO PER OGNI LAVORO...
16 OTTOBRE 1943 - 16 OTTOBRE 2003
![]() martedì, ottobre 14, 2003 SENZA LACRIMOGENI E BOMBE A MANO...
BASTA UN CLICK, CHE CE VO'? Ci sono tantissimi siti dove, con un solo click del mouse, si può donare gratis a chi ne ha bisogno. Non è frutto di una magia, ma l'enorme potere degli sponsor. Più siamo, meglio è. E periodicamente ci sono degli obiettivi da raggiungere. Intanto metto quello che ha messo Lalla nel suo blog, ripreso dal sito del Movimento Cunegonda.
I click servono per finanziare questi progetti ed è assolutamente necessario di raggiungere l'obiettivo dei 500.000 click entro la fine di novembre 2003. lunedì, ottobre 13, 2003 IN UN MONDO DOVE LA CILINDRATA FA LA DIFFERENZA...
COLOMBIA NO STOP
Violenti scontri tra forze di sicurezza colombiane e paramilitari di estrema destra: il bilancio delle ultime 48 ore e' di almeno 17 miliziani uccisi - secondo fonti militari - nonostante il cessate-il-fuoco proclamato unilateralmente dalle milizie nel 2002. Le parti hanno avviato negoziati per smobilitare i 13.000 paramilitari fuori legge, accusati di ricorrenti atrocita' della loro guerra contro la guerriglia di sinistra. Il maggiore gruppo delle milizie di estrema destra, la Forza Unita di Auto-Difesa della Colombia, chiede un'amnistia, peraltro gia' inclusa dal governo in un progetto di legge presentato dal presidente Alvaro Uribe al Congresso. Ma le forze armate colombiane hanno l'ordine di attaccare le milizie fin quando non si sara' raggiunto un accordo. Secondo Uribe, da quando ha assunto la presidenza nell'agosto del 2002, sono 250 i miliziani di estrema destra uccisi e 2.200 quelli catturati. Ma gli Stati Uniti, impegnati con aiuti militari e finanziari nella lotta contro il narcotraffico colombiano, sostengono che il governo deve fare di piu' per recidere i legami tra miliziani e forze armate. Washington ha anche chiesto l'estradizione di due leader delle milizie ritenuti coinvolti nel narcotraffico. (fonte AGI)
giovedì, ottobre 09, 2003 GIORNATA MONDIALE CONTRO LA PENA DI MORTE UGANDA, ALTRI 15 MORTI
Vajont, per non dimenticare
lunedì, ottobre 06, 2003 UCCISA, PERCHE' AIUTAVA GLI ALTRI...
mercoledì, ottobre 01, 2003 NEGLI OCCHI DELLA LEGGEREZZA >> |
La velocità con cui viene data una notizia avvicina alla verità? Da qui parte l’avventura del Monello. Da una domanda. Una domanda scomoda. IL Monello nasce con questo spirito. Nasce per insinuare dubbi là dove ci si appoggia mollemente su false certezze. Per paura. Anche il Monello ha paura,ma rifiuta risposte preordinate e “fa la linguaccia” ad un modo di vivere subordinato a scelte esclusive di burattinai al di sopra di ogni controllo. Il Monello vuole scegliere. É giovane e vuole fare la sua strada, le sue scelte. Il Monello vuole costruire. I suoi occhi bambini vedono cose che non gli piacciono. Sa che è difficile e che forse è un processo così lungo che potrebbe anche non beneficiarne direttamente. Ma ha la saggezza di chi pianta un albero e lo cura nei primi anni di vita, sapendo che dei frutti migliori, quelli più grossi e succosi, godrà chi verrà dopo di lui.Il Monello conosce la risposta a quella domanda. Non sempre la velocità della notizia avvicina alla verità. Così il Monello indaga, ragiona, dibatte, denuncia lontano dalle sirene della pubblicità, dei finanziamenti, delle logiche commerciali, come un bimbo concentrato a correre, a giocare e a dire quello che è. Il Monello scrive anche qui >Gli occhi dei bambini >Immagini dalla guerra >I volti degli anziani >Aisnet Press >Opposizione Spiritoribelle SuperAbile IstintivaMente Harmonia Ethan Shawn Ajakae Medico a Kabul Lunaticamente Lallalalla blog Palestina blog Israele Winpeace-Italia Pace in Medioriente Ribelli Scatola di svedesi Quovadis Giornalarisinasce Urbanrat Pacoilpoeta Ipanema luckyluc Imaginaria Alchimie Wave Briciola nel latte Gagarin Eritrea PINO SCACCIA Dietroiltg Ricky Zuccaro Grilliparlanti Brontolo splinder bloggando |