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IL MONELLO
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giovedì, agosto 28, 2003 Il Muro dell’Apartheid Bagagli
di Pino Scaccia
Odio fare i bagagli, soprattutto quando devo ripartire. Aspetto sempre l’ultimo momento: e anche adesso, nonostante che qui sia ormai notte fonda, ancora non ho il coraggio di cominciare. Forse e’ il momento piu’ difficile per un gabbiano: nonostante i perigli sente che deve ripercorrere al contrario la “solita” strada. Che e’ sicuramente migliore, e piu’ comoda, ma e’ troppo normale per uno come noi che, riflettendo, normale non e’. Lascio l’Iraq sapendo di allontanarmi da una situazione ancora difficilissima e pericolosa, ma anche molto stimolante per chi ha voglia di capire e di raccontare. Forse stavolta Baghdad mi e’ entrata piu’ dentro, rispetto alla prima volta che l’ho rifiutata. Probabilmente perche’ la conosco ormai e dunque so sopportarne anche gli aspetti negativi. Per uno che fa il mio mestiere non e’ mai un addio. Perche’ questi sono posti dove tornare. Certo che l’Iraq, come l’Afghanistan, continuero’ a seguirlo con molta attenzione perche’ ogni notizia che leggero’ da lontano potro’ “vederla” con gli occhi di chi riconosce luoghi e persone. Se sapro’ di una bomba, avvertiro’ il vero senso di quello che succede, perche’ so perfettamente che significa svegliarsi (o addormentarsi) c Domattina ripercorrero’ la strada per Nassiryia cercando di non incontrare altri predoni. Finche’ proprio non decidero’ che, insomma, questi bagagli tocca farli, staro’ ancora un po’ qui con voi. Poi ci risentiremo da Dubai. Insciallah. L’ultima foto l’ho scattata oggi pomeriggio dalla mia finestra dello Sheraton. Di fronte, il Palestine. Sotto, il Tigri: un fiume indimenticabile. Gli sfollati del Congo
lunedì, agosto 25, 2003 NEL CAMPO PROFUGHI A MONROVIA
LE GUERRE DI CUI NON SI PARLA...
Le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) hanno realizzato ieri un nuovo attentato all'oleodotto Cano Limon-Covenas che trasporta giornalmente 110.000 barili di greggio dal dipartimento di Arauca verso la costa, costringendo la compagnia statunitense Occidental Petroleum a sospendere ancora una volta il pompaggio. Commentando l'accaduto, il comandante della seconda divisione dell'esercito, generale eduardo Morales, si è limitato a dire che "il danno è molto grave". In seguito all'attentato, una equipe di tecnici è intervenuta nella zona di Arauquita (390 chilometri da Bogotà) per riparare i danni mentre sul posto è stato inviato anche un reparto di soldati per proteggere i lavori. Dall'inizio dell'anno la guerriglia ha realizzato almeno 20 attentati all'oleodotto e gli Stati uniti hanno cominciato l'addestramento di un corpo speciale che sorveglerà presto permanentemente la struttura. (fonte ANSA) “LA GUERRA E’ FINITA, ANZI NO” martedì, agosto 19, 2003 "L'esercito americano non può continuare ad assolversi: sulla uccisione di Mazen Dana è necessaria un'inchiesta indipendente e alla luce del sole", lo afferma il segretario generale di ISF (Informazione Senza Frontiere) Stefano Marcelli.L'associazione italiana si unisce alla International Federation of Journalist e al Comitee to Protect Journalist nel denunciare il tragico elenco di giornalisti uccisi da "fuoco amico" in Iraq anche dopo l'annuncio, fatto dal presidente George Bush il primo maggio scorso, della fine della guerra. "Dana era un veterano del reportage di guerra - continua Marcelli - e proprio per questa intensa e qualificata attività si era guadagnato il premio International Press Freedom nel 2001. Si era presentato all'equipaggio del tank e aveva chiesto il permesso di effettuare delle riprese. Come si può ora dire che è stato ucciso per errore? Che la sua telecamera è stata scambiata, a pochi metri di distanza, per un bazooka? Proprio in questi giorni il Pentagono ha reso pubbliche le conclusioni dell'inchiesta interna sull'omicidio di altri due giornalisti all'Hotel Palestine. Anche lì assoluzione per legittima difesa. Eppure, dal rapporto investigativo realizzato dal Cpj, risulta che tra l'equipaggio del tank e il comando vi è stata una lunga conversazione via radio sull'opportunità del bombardamento: nessuno sapeva che al Palestine erano alloggiati i giornalisti della stampa internazionale? Il messaggio appare chiaro: in Iraq la sicurezza è garantita solo ai giornalisti embedded (aggregati). Chi cerca di fare informazione indipedente rischia la vita e la perde sempre più stesso. Rilanciamo quindi - conclude Marcelli - la proposta del presidente dell'Ifj Aidan Withe per l'istituzione di un Tribunale internazionale sui Crimini di Guerra contro i giornalisti. La lunga scia di sangue che ormai percorre tutto il mondo dovrebbe essere sufficiente a sostenerla". (ANSA) NELLA GUERRA DEL DOPOGUERRA sabato, agosto 16, 2003 Maledetto ferragosto
la disperazione di Pino Scaccia, tra vita, lavoro, rabbia e dolore
Quando suona la campanella in Ecuador
Un medico a Kabul Ieri c'e' stata l'esplosione di una bomba che ha ucciso una quindicina di persone nel sud del paese, a Lashgarka, a pochi chilometri dal luogo in cui Emergency sta costruendo il suo terzo ospedale afgano. Anche al confine col Pakistan le truppe governative hanno avuto scontri a fuoco con alcuni talebani e loro sostenitori uccidendone 7 o 8.La tensione sta crescendo anche perche' il 19 agosto ci sara' la festa dell'indipendenza dell'Afghanistan e sono previsti disordini. Inoltre il presidente Karzai continua a non essere amato dalla popolazione e soprattutto dagli integralisti musulmani. Speriamo che non si registri una nuova escalation di violenza. L'Afghanistan non ne avrebbe proprio bisogno adesso! IL FERRAGOSTO DI PINO SCACCIA >> Colombia: tra eserciti e morti, dopo tre anni
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| Gli oltre 2.500 milioni di dollari destinati dagli Stati Uniti al Plan Colombia sono stati utilizzati per l'80% nell'industria bellica facendo diventare così la Colombia il terzo destinatario al mondo di aiuti militari statunitensi dopo Israele e Egitto. "I fondi sono utilizzati per le spese militari anziché per i programmi di sviluppo alternativi" ha dichiarato l'esponente democratico del congresso USA James McGovern. Anche l'obiettivo di combattere il narcotraffico non ha prodotto i risultati sperati. Secondo l'ambasciatrice uscente USA a Bogotà, Anne Patterson, in tre anni si è avanzato molto nella lotta alla droga con l'uso delle fumigazioni si è registrata una diminuzione del 15 per cento delle coltivazioni di coca e del 25 per cento quelle di papavero. Ma un report diffuso da Amnesty International, il Centro per la Politica Internazionale (CIP) e Latin American Working Group denuncia che le piantagioni si spostano e si diffondono più velocemente di quanto siano estirpate. La fumigazione aerea di diserbanti, in numerose zone, ha creato la distruzione e l'avvelenamento di aree destinate proprio a quelle coltivazioni alternative alle piante vietate. Tre anni di Plan Colombia ha gettato benzina sul fuoco della guerra civile colombiana, sdoganandola, dopo il settembre 2001, in una guerra al terrorismo. Al posto dell'auspicata maggiore democrazia assistiamo a una recrudescenza della violenza generale e una frammentazione dei conflitti interni che riempiono le campagne e le frontiere di sfollati e trasformano le città colombiane in trappole per attentati sanguinari. "Se in Colombia nel 2000 morivano 14 persone al giorno, nel 2002 le persone sono diventate 20" rammenta Eric Olson, portavoce di Amnesty International Usa. Il presidente colombiano Uribe, dopo un'anno del suo mandato, lo scorso 20 luglio ha salutato con gran favore la proposta di quaranta esponenti del congresso di Bogotà hanno proposto una riforma elettorale che consenta di rieleggere il Presidente per un secondo mandato. Mentre le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC), scrivono una lettera pubblica al Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, di voler incontrare l'ONU per spiegare loro direttamente i propri punti di vista sulla guerra in Colombia, le forze paramilitari Autodifesa Unite Colombiane (AUC) di estrema destra e vicine al governo, il 17 luglio firmano un accordo in dieci punti con il Commissario di Pace del governo Luis Carlos Restrepo. Secondo fonti governative, almeno 32 tra guerriglieri paramilitari e soldati avrebbero perso la vita durante una vasta serie di operazioni lanciate tra ieri e lunedì dall'esercito regolare, in diversi dipartimenti del Paese. L'azione più violenta, come riferito da Warnews, sarebbe avvenuta in una zona rurale non lontana da Ricaurte (Nariño); il bilancio sarebbe di 17 ribelli delle FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia) uccisi, tra cui "12 uomini e tre donne"; a quanto sembra, "non ci sono perdite tra le forze militari". L'Associazione nazionale Nuova Colombia denuncia in un documento dettagliato le sigle e funzioni dei vari comandi delle imprese private che assoldano militari in pensione ed ex-agenti della CIA e del FBI e che stanno "all'intervento USA nel paese andino come i paramilitari stanno al terrorismo dello Stato colombiano contro la popolazione civile - chi afferma che il suddetto intervento militare potrebbe avvicinarsi ha il passo lento e caduco nel comprendere la natura della politica a stelle e strisce in Colombia". Fonte: Associazione nazionale Nuova Colombia, Warnews, Selvas |
IERI COME OGGI: GIOCATTOLI IN LIBERIA...


Non ricordo piu' chi ha parlato di stanchezza, chi mi ha chiesto come faccio a resistere. A cinquantacinque gradi all'ombra, mi posso anche permettere di scordare qualcosa. Ricordo invece tutti quelli che hanno parlato della luna. A loro confesso che stasera proprio sono stanco. E non riesco a regalarvi altre parole. Al massimo riesco a riassumere una sensazione in questa foto: uno squarcio notturno di Baghdad. Cosi' come e' adesso. E forse, guardando dentro l'immagine, capirete perche' sono stanco
LIBERIA: DALLA GUERRA ALLA FAME
Mentre tacciono la armi a Monrovia, dove i nigeriani della forza di pace hanno preso posizione, è la fame ora a minacciare seriamente la popolazione. I ribelli del Lurd non vogliono sbloccare il porto della capitale, e permettere lo sbarco di aiuti alimentari: la condizione è la partenza del presidente Charles Taylor, che dovrebbe dimettersi lunedì ma è ancora vago sulla data dell'esilio.
Un missionario, padre Mauro Armanino, che si trova al centro di accoglienza provvisorio di Keneja, nella periferia meridionale di Monrovia, ha riferito all'agenzia Misna che tremila persone non ricevono da tempo nessuna assistenza, a parte qualche medicina. "Ho visto alcuni anziani sdraiati per terra che attendono soltanto la loro fine", ha detto Armanino, che non si spiega come mai gli aiuti non possano arrivare per via aerea.
Esponenti americani e africani continuano nel tentativo di convincere i ribelli a ritirarsi dal porto. La risposta - scrive la Reuters - finora è stata una domanda: "Quando se ne va Taylor?". Ma i ribelli vogliono anche sapere chi sarà il successore dell'attuale presidente (il suo vice Moses Blah non è gradito), e ciò fa emergere un ulteriore possibile ostacolo nel processo di pacificazione.
(fonte ANSA).

Pensavate che mi fossi dimenticato dei bambini? Questa e’ una ragazzina di Nassiriya, come tante: dolce, attenta, sospettosa, triste. Ma in qualche maniera straordinariamente serena, capace di sorridere molto piu' dei grandi, perche' la natura per fortuna le regala ancora tanta speranza. Ho voglia di vedere la sua faccia stasera. Sono stufo di sangue e di bombe, di allarmi e di paure. Qualche ora fa hanno tirato una granata contro il tank che vigila sotto l’albergo. A Tikrit hanno ucciso un civile per lavorava a una raffineria (la sua ditta ha fatto contratti con i soldati americani per 500 milioni di dollari ). L’ambasciata italiana a Baghdad e’ stata colpita da un mortaio e il funzionario fa: “normale, qui e’ normale”. Che Paese e’ dove e’ normale che sparano con i mortai contro le case? Sono stato alla Croce Rossa. Erano appena arrivati quattro bambini ustionati perche’ giocavano con un ordigno (ve ne ho parlato tante volte). Non e’ serata forse. Anche perche’ Tutankamen e’ quasi sconfitto, ma gli antibiotici stanno massacrando me.
IN MALAWI CON 'VOLONTARI ALTROVE'
Il Monello ha deciso. Con isuoi tempi, che non sempre si adattano alla velocità della nostra società, ma che rispondono la maggior parte delle volte ai tempi del cuore. Quindi lontani da tutto ciò che gli altri si aspetterebbero, dove per altri intendo le persone che prediligono altre logiche. Il Monello ha deciso di condividere con voi una conoscenza di cui è sempre stato molto geloso e che ha voluto proteggere dalle insidie esterne. MA il blog è un mezzo straordinario per far conoscere persone che hanno delle affinità e una certa comunione di ideali. E allora vi presento i miei amici di VOLONTARI ALTROVE, un progetto che ha avuto inizio qualche anno fa e che ogni estate conferma la sua utilità. Io li ho conosciuti tramite Stefania, una storica amica di liceo, quella con cui si parlava spesso del senso della vita, senza mai riuscire a giungere a delle conclusioni. Quando si parla della vita succede spesso. Entrambe abbiamo voluto dare senso alla nostra vita in modo diverso: lei da psicologa, io da giornaista. LEi con il bisogno di raccontare gli effetti del mondo sulle persone, io con il bisogno di raccontare il mondo ipotizzando gli effetti sulle persone. E' il secondo anno che Stefania e un gruppo di volontari trascorrono il loro agosto in Malawi. Con la speranza, la rabbia, la paura e il coraggio necessari per cambiare qualcosa, ma non con la passività tipica di certo volontariato. Loro quella fetta di Africa la vogliono aiutare in modo attivo, cioè insegnando a un popolo a rendersi autonomo, un gesto difficile in una società capitalista dove la dipendenza, in genere, agevola l'espansione economica e il profitto. Ve li faccio conoscere tramite un piccolo stralcio del loro diario e se volete seguirli nel loro lavoro, li potete trovare qui
>> http://www.progettomalawi.net
Domenica 3 agosto 2003
Domenica, giorno del Signore e giorno di riposo. Siamo tornati stanchi dalla gita di ieri e soprattutto con un "fottiliardo" (unità di misura coniata da Raffaele per riferirsi alle quantità africane) di stimoli negli occhi e nella mente raccolti durante questa lunga settimana. Appena svegli però eravamo già pronti a ributtarci alla scoperta delle fatiche e delle risorse di questa società così "primitiva" ma così complessa. Abbiamo fatto mille domande a Bambo Beppe, mentre eravamo in viaggio per il villaggio dove si sarebbe celebrata la messa del mattino: la curiosità riguardo alle tradizioni ed ai valori locali non si affievolisce affatto con il trascorrere dei giorni, anzi sembra crescere ogni volta che entriamo in contatto con loro. Il Malawi sta vivendo un momento di passaggio in cui le giovani generazioni si trovano nel mezzo tra il vecchio e il nuovo, costretti ad assimilare nuovi costumi perdendo il senso delle antiche tradizioni, spesso ridotte a folklore. Vi facciamo un esempio. Era abitudine, nei periodi in cui la donna non poteva avere rapporti, che non toccasse mai il sale; la domanda "in codice" per l'uomo per sapere se era pronta era, appunto, chiedere il sale. A seconda se la moglie glielo passava direttamente o glielo faceva passare da qualcun altro, l'uomo poteva capire: un gesto incomprensibile ai bambini, ma chiaro per gli adulti. Gli stessi cristiani, credendo che si trattasse solo di superstizione e senza approfondirne il significato, hanno cercato di far abbandonare questa consuetudine che oggi nessuno pratica più. Solo più tardi si è scoperta l'utilità di questa usanza,ma ormai era troppo tardi ed il danno già fatto.
Molti sono gli episodi simili a questo, episodi che ci fanno capire quanto complessa e variegata sia la società malawiana: il suo fascino e la sua fragilità non smetteranno mai di stupirci.
Il villaggio dove si è tenuta la messa era composto da una chiesa, una scuola e diversi agglomerati di capanne disseminati qua e là in mezzo alle piante di fagioli e agli aromatici eucalipti; ognuno di questi gruppetti ospita un differente nucleo familiare. Gironzolando qua e là nel villaggio siamo capitati nel "giardino" di una famigliola e il marito ci ha accolti con l'ospitalità propria del popolo africano: non abbiamo potuto fare a meno di sorridere quando siamo stati accerchiati da un orda di cuccioli: piccole tenerissime caprette, ancora più piccolissimi pulcini e, non per ultimi, i figli del nostro ospite. La donna, dopo averci accolto, ha continuato nella sua occupazione, ossia allattare il figliolo, mentre il marito ci ha mostrato il recinto degli animali e ha tentato di spiegarci (ovviamente in chicewa) la funzione di una stana composizione fatta di cocci e sassi, il tutto sospeso sui rami di un albero. Essendoci sfuggite giusto quelle due paroline della spiegazione in chicewa abbiamo successivamente chiesto a padre Beppe maggiori informazioni, siamo così riusciti a scoprire che quello era un' abbeveratoio per gli uccelli.
La messa è stata un vero spettacolo di canti e colori: c'era persino un corpo di ballo che esibiva la sua performance davanti all'altare! Un'infinità di donne assistevano alla funzione, ma ancora più sorprendente era il numero dei bambini! Più tardi, mentre mi godevo il riposo del guerriero avvolta nel mio citengi-coperta, mi sono tornate alla mente le immagini di quelle bellissime mamme con i loro bimbi sulla schiena… non so se fossero più teneri i pargoli o le mammine! Uno dei padri della missione mi ha detto qualche giorno fa che la donna in Malawi non è solo donna, ma è Madre: mai come oggi questa parola ha assunto un significato tanto forte.
Conclusa la messa, che per altro è durata due ore, il villaggio ci ha offerto il pasto: nzima (la loro polenta bianca), riso bollito, verdure cotte e pollo. Nella pace della stanzetta, lasciati soli e liberi di metterci a nostro agio, ci siamo lasciati andare ancora una volta a discussioni sulle abitudini del posto, questa volta l'argomento erano i matrimoni. ( Vi chiederete se non siamo stanchi di tutte 'ste chiacchiere, e ce lo chiediamo anche noi a dire il vero…)
Verso le due siamo tornati alla missione dove abbiamo tappato i buchi lasciati nel nostro stomachino abbuffandoci con papaia, mandarini locali e banane (ma arrivati a questo punto i malawiani non ci credono più quando diciamo di mangiare poco e ci temono come le cavallette). Come per rendere la giornata di riposo degna di questo nome ci siamo concessi una sostanziosa pennichella pomeridiana, ma il lavoro non ci dà tregua e così per tutta la restante parte della giornata le nostre ditine sono state impegnate nella stesura dei diari per cui era mancato il tempo nei giorni precedenti.
Sono le 23:23 e fuori tira un vento da temporale, chissà se pioverà, tutti sono andati a nanna ed ora li raggiungerò anche io: domani ci aspetta una dura giornata di lavoro con i nostri animatori, ma il morale è alto e siamo pronti a dare il meglio!!!!!!
Buona notte a tutti...
Adesso crederete che penso piu’ alle persone che alle cose. Non e’ vero. Ma la foto che ho scelto oggi e’ stata scattata dalla mia finestra. Un elicottero che passa sopra il Tigri. Un’immagine normale, fastidiosa. Gli elicotteri passano sempre, giorno e notte. Non ho cose belle da raccontarvi oggi, o forse non le ho cercate correndo appresso alle notizie. Il venerdi’, qui e’ festa, e mi avevano invitato al caffe’ degli artisti. C’e’ una fantastica biblioteca all’aperto, mi dicono. Ci andro’ la prossima settimana. Invece oggi sono andato a sentire, ed e’ stato utile, la preghiera dell’Imam sciita di Saddam city. Ha parlato bene per la prima volta degli americani e qualcosa evidentemente sta cambiando (ci siamo quasi con l’accordo politico). Poi mi sono occupato delle sorelline Raghad e Rana, che dal loro esilio in Giordania insieme ai nove figli hanno parlato bene del padre (il rais le aveva esiliate per colpa dei mariti, non fedeli al regime), hanno chiesto le salme dei fratelli Uday e Qusay e hanno parlato di tradimento del Paese. Proprio il giorno in cui Saddam ha chiesto ai fedelissimi di lasciar perdere, scordiamoci il passato, siamo irakeni e combattiamo gli americani. Boh.
Violenze, attentati e sequestri di persona continuano ad affliggere la Colombia: nelle ultime ore, infatti, un guerrigliero dell'ELN (Esercito di LIberazione Nazionale) sarebbe rimasto ucciso durante un'operazione dell'esercito presso San Diego, nel dipartimento del Cesar. Invisibili
di Enrico
Poco fa, per strada. Una vecchietta che si toglieva l'impermeabile, sotto il sole di fine luglio, e se lo infilava sottobraccio. Nell'altra mano teneva l'ombrello. Ci ha messo almeno un minuto, ma nessuno o quasi l'ha guardata. La terza età è quella dell'invisibile. Si diventa tali, perlomeno, per il mondo.