IL MONELLO

giovedì, agosto 28, 2003

Il Muro dell’Apartheid
Con il pretesto della sicurezza, Israele sta continuando a portare avanti la sua politica a lungo termine di occupazione, espulsione e discriminazione che di fatto equivale alla pulizia etnica ed alla distruzione della base materiale per la sopravvivenza e lo sviluppo della società palestinese nel suo complesso.
La vita dietro al Muro dell’Apartheid diventerà insopportabile: i palestinesi saranno imprigionati in ghetti circondati da muri, privati dei più fondamentali diritti umani e perderanno ampie parti dei loro terreni, delle risorse acquifere e di sostentamento.
Il Muro getterà la propria ombra sulle generazioni a venire. L’esistenza di uno Stato palestinese libero, in grado di vivere e sovrano diventerà impossibile.
Inoltre il Muro non porterà ad Israele la sicurezza, perché dietro i muri dei ghetti palestinesi fioriranno rabbia e frustrazione.
La sicurezza per Israele potrà essere raggiunta solo con la libertà e la sicurezza per il popolo palestinese.

PER L'APPELLO SU REFUSNIKS>>









postato da monello | 28/08/2003 19:04 | commenti (5)

Bagagli
di Pino Scaccia 

Odio fare i bagagli, soprattutto quando devo ripartire. Aspetto sempre l’ultimo momento: e anche adesso, nonostante che qui sia ormai notte fonda, ancora non ho il coraggio di cominciare. Forse e’ il momento piu’ difficile per un gabbiano: nonostante i perigli sente che deve ripercorrere al contrario la “solita” strada. Che e’ sicuramente migliore, e piu’ comoda, ma e’ troppo normale per uno come noi che, riflettendo, normale non e’. Lascio l’Iraq sapendo di allontanarmi da una situazione ancora difficilissima  e pericolosa, ma anche molto stimolante per chi ha voglia di capire e di raccontare. Forse stavolta Baghdad mi e’ entrata piu’ dentro, rispetto alla prima volta che l’ho rifiutata. Probabilmente perche’ la conosco ormai e dunque so sopportarne anche gli aspetti negativi. Per uno che fa il mio mestiere non e’ mai un addio. Perche’ questi sono posti dove tornare. Certo che l’Iraq, come l’Afghanistan, continuero’ a seguirlo con molta attenzione perche’ ogni notizia che leggero’ da lontano potro’ “vederla” con gli occhi di chi riconosce luoghi e persone. Se sapro’ di una bomba, avvertiro’ il vero senso di quello che succede, perche’ so perfettamente che significa svegliarsi (o addormentarsi) con un’esplosione.

Domattina ripercorrero’ la strada per Nassiryia cercando di non incontrare altri predoni. Finche’ proprio non decidero’ che, insomma, questi bagagli tocca farli, staro’ ancora un po’ qui con voi. Poi ci risentiremo da Dubai. Insciallah.

L’ultima foto l’ho scattata oggi pomeriggio dalla mia finestra dello Sheraton. Di fronte, il Palestine. Sotto, il Tigri: un fiume indimenticabile.

postato da monello | 28/08/2003 18:51 | commenti

Gli sfollati del Congo
















 
















postato da monello | 28/08/2003 16:21 | commenti


lunedì, agosto 25, 2003

NEL CAMPO PROFUGHI A MONROVIA















 















postato da monello | 25/08/2003 12:19 | commenti (3)

LE GUERRE DI CUI NON SI PARLA...
Le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) hanno realizzato ieri un nuovo attentato all'oleodotto Cano Limon-Covenas che trasporta giornalmente 110.000 barili di greggio dal dipartimento di Arauca verso la costa, costringendo la compagnia statunitense Occidental Petroleum a sospendere ancora una volta il pompaggio. Commentando l'accaduto, il comandante della seconda divisione dell'esercito, generale eduardo Morales, si è limitato a dire che "il danno è molto grave". In seguito all'attentato, una equipe di tecnici è intervenuta nella zona di Arauquita (390 chilometri da Bogotà) per riparare i danni mentre sul posto è stato inviato anche un reparto di soldati per proteggere i lavori.
Dall'inizio dell'anno la guerriglia ha realizzato almeno 20 attentati all'oleodotto e gli Stati uniti hanno cominciato l'addestramento di un corpo speciale che sorveglerà presto permanentemente la struttura.
(fonte ANSA)


postato da monello | 25/08/2003 12:04 | commenti

“LA GUERRA E’ FINITA, ANZI NO”
di Pino Scaccia
Mi sono stancato a parlare di morti. Soprattutto mi rendo conto che la pace e’ davvero lontana. Anche stando qui da molto, per la seconda volta, e conoscendo il Paese, sono cosciente che non e’ facile capire l’Iraq. Si’, certo non e’ con la violenza che si possono sistemare le cose, siamo tutti d’accordo, ma nessuno riesce a sapere fino in fondo cosa vogliono gli irakeni. E’ il piu’ grave errore, un errore di presunzione, degli americani. Tanto che ormai anche la grande stampa Usa parla di nuovo Vietnam. La realta’ e’ che mai come in questo caso e’ difficile dare risposte, al massimo si possono fare domande. E spesso e’ complicato formulare quelle giuste. Si puo’ solo raccontare, giorno per giorno. Aspettando quello che verra’. O, come diceva ieri il mio amico poeta, il futuro che verra’. Non date retta a chi vi da risposte, perche' finge di sapere. Di fronte ad una situazione in Iraq che ormai sembra scoppiare come una polveriera, ed il numero sempre crescente dei caduti americani, George Bush ''corregge'' la dichiarazione di fine delle ostilita' nel paese fatta sul ponte della portaerei Abraham Lincoln il primo maggio scorso quando, vestito da top gun, aveva detto: ''sono finite i maggiori combattimenti in Iraq''. Ma, spiega ora il presidente, si trattava solo dell'annuncio della ''fine delle maggiori operazioni militari''. Spiegando: ''Ad essere precisi, bisogna parlare di fine delle operazioni militari, perche' ancora abbiamo operazioni di combattimento. Andatelo a chiedere ai nostri ragazzi che sono uccisi e sono sotto tiro''. Difatti, solo per lui la guerra era finita.




postato da monello | 25/08/2003 12:02 | commenti (2)


martedì, agosto 19, 2003
"L'esercito americano non può continuare ad assolversi: sulla uccisione di Mazen Dana è necessaria un'inchiesta indipendente e alla luce del sole", lo afferma il segretario generale di ISF (Informazione Senza Frontiere) Stefano Marcelli.
L'associazione italiana si unisce alla International Federation of Journalist e al Comitee to Protect Journalist nel denunciare il tragico elenco di giornalisti uccisi da "fuoco amico" in Iraq anche dopo l'annuncio, fatto dal presidente George Bush il primo maggio scorso, della fine della guerra. "Dana era un veterano del reportage di guerra - continua Marcelli - e proprio per questa intensa e qualificata attività si era guadagnato il premio International Press Freedom nel 2001. Si era presentato all'equipaggio del tank e aveva chiesto il permesso di effettuare delle riprese. Come si può ora dire che è stato ucciso per errore? Che la sua telecamera è stata scambiata, a pochi metri di distanza, per un bazooka? Proprio in questi giorni il Pentagono ha reso pubbliche le conclusioni dell'inchiesta interna sull'omicidio di altri due giornalisti all'Hotel Palestine. Anche lì assoluzione per legittima difesa.
Eppure, dal rapporto investigativo realizzato dal Cpj, risulta che tra l'equipaggio del tank e il comando vi è stata una lunga conversazione via radio sull'opportunità del bombardamento: nessuno sapeva che al Palestine erano alloggiati i giornalisti della stampa internazionale? Il messaggio appare chiaro: in Iraq la sicurezza è garantita solo ai giornalisti embedded (aggregati). Chi cerca di fare informazione indipedente rischia la vita e la perde sempre più stesso. Rilanciamo quindi - conclude Marcelli - la proposta del presidente dell'Ifj Aidan Withe per l'istituzione di un Tribunale internazionale sui Crimini di Guerra contro i giornalisti. La lunga scia di sangue che ormai percorre tutto il mondo dovrebbe essere sufficiente a sostenerla".
(ANSA)




postato da monello | 19/08/2003 17:48 | commenti (1)

NELLA GUERRA DEL DOPOGUERRA
L'attentato di oggi al quartier generale delle Nazioni Unite a Baghdad è stato per l'organizzazione una tragedia dal punto di vista umano e uno scacco dal punto di vista politico. E' stato il portavoce del Palazzo di Vetro, Fred Eckhard, a commentare addolorato l'attacco kamikaze all'hotel Canal in cui è rimasto ferito il rappresentante speciale dell'Onu, Sergio Vieira de Mello.
"E' una tragedia, credo, non solo personale, ma anche uno scacco politico per la missione Onu", ha dichiarato Eckhard, "il danno è notevole, la sofferenza umana enorme". L'ambasciatore siriano all'Onu, presidente di turno del Consiglio di sicurezza, ha inviato i suoi auguri a de Mello: "Speriamo che lui e gli altri feriti si riprendano rapidamente", ha dichiarato Fayssal Mekdad. Il Consiglio di sicurezza, ha aggiunto, è rimasto sconvolto da quanto accaduto e si aspetta in giornata un rapporto ufficiale.
Da Ginevra, dove ha sede l'Alto commissariato per i diritti umani fino a poco tempo fa guidato da de Mello, è arrivata una netta condanna all'attentato. "Questo spregevole atto, diretto a persone il cui unico obbiettivo è aiutare gli iracheni a riprendersi dalla guerra e da anni di oppressione, deve essere condannato dall'intera comunità internazionale", ha dichiarato Bertrand Rancharan, che ha preso temporaneamente il posto di de Mello all'Alto commissariato.
(fonte ansa)
La bomba raccontata da Pino Scaccia:
Svegliarsi a Baghdad. Un botto tremendo che scuote il letto. Una cosa simile la ricordo per il terremoto. Forse non e’ niente, solo gli americani che hanno fatto brillare munizioni lungo il greto del Tigri, nonostante l’impegno di evitare esplosioni nel centro della citta’. O forse un altro attentato. Magari una strage. Adesso naturalmente cercheremo di sapere, e andremo a vedere. Ecco, cosi’ comincia in Iraq un’altra giornata di ordinaria violenza.







postato da monello | 19/08/2003 17:22 | commenti


sabato, agosto 16, 2003
Maledetto ferragosto
la disperazione di Pino Scaccia, tra vita, lavoro, rabbia e dolore

Maledetta Nassirya, questo posto dannato di un Iraq infernale. Maledetto tutto: le sigarette che adesso rifumo una dopo l’altra, quella stupida ripresa notturna davanti la centrale elettrica quando e’ arrivata la telefonata, quest’albergo schifoso, l’Eufrate buio e silenzioso, la luna a tre quarti che invece illumina le macerie, questo poveraccio davanti a me che a quest’ora della notte sta lavando per pochi dinari la nostra auto di lusso perche’ Mahdi deve fare un figurone con noi che lo facciamo ricco in mezzo a tanti miserabili, maledetta tastiera dove devo battere righe che temevo da un mese, questi poveracci che stanno nella hall a vedere un film in una lingua che non capiscono solo perche’ c’e’ un ventilatore, la mia stanza al secondo piano dove non ho il coraggio di entrare, quel letto stanotte inutile. Maledetto le foto bellissime che ho scattato oggi sul fiume. Maledetto fiume dove per poco l’altro mese ci lasciava la vita il mio fido Norby, precipitando da un ponte. E questo Iraq conteso dove ho saputo, esattamente tre mesi fa, il 15 maggio, che era morto mio padre. Anche allora stavo qui, stavo lontano. Maledetto il mio mestiere del cazzo che adesso odio perche’ mi fa stare lontano da casa ogni volta che ci devo stare. Maledetta, stupida, bastarda vita da zingaro, a raccontare la vita degli altri, trascurando la propria. Stanotte, notte di un ferragosto che non ha senso (che cazzo di festa e’?)… stanotte e’ morto Harpo. Portandosi via sicuramente la parte migliore di me. Il mio cagnolone. Ma non e’ vero che non c’e’ piu’ perche’ sta e stara’ dentro di me, e delle persone che amo e lo amano, dentro la mia mente, anche quando tornero’ e non lo trovero’ , e per la prima volta non festeggera’ il mio ritorno. So che lo vedro’ comunque. Non ce la faccio a parlare di lui, dopo otto anni felici, d’amore. Non riesco.Passano adesso due cani davanti a me. Sono bestie povere e sfortunate come tutti in questo Paese. Frugano tra i rifiuti, cercando un cibo che non c’e’. Me li porterei via, li abbraccerei, li sfamerei se non fuggissero per paura.Non voglio piu’ animali perche’ Harpo e’ Harpo e poi non reggerei un’altra volta. Ad Harpo, gli amici lo sanno o lo hanno capito, ho dedicato un blog: non se riusciro’ a portarlo avanti. Adesso non lo so. Ma sono pronto ad amare tutti gli animali: ho troppo amore ancora da dare. E soprattutto sono pronto ad essere molto cattivo con chi e’ cattivo con loro.
Maledetta notte. Insonne, dolorosa, molto dolorosa.
Adesso anch’io sto sentendo una preghiera che non capisco, lontanissima da me. Ma lo sto ascoltando comunque, perche’ ho bisogno di pregare. Vado sul terrazzo. Non so. Ho bisogno di aria. Ho tutta Nassiryia sotto. Non e’ giusto, ma stanotte mi pare terribile, da non rivedere piu’. Ho mangiato ma ho lo stomaco vuoto. Dannata cena al campo, in mezzo ai militari. Senti botti dal terrazzo. E vedo lampi. Sparano, continuano a sparare. Perche’ cazzo sparano? Ma non mi mettono paura gli spari. Odio la loro vita di violenza, maledico i banditi. Mi fanno piu’ male i latrati dei cani che non vedo ma che sento. Loro, fragili, indifesi, abbaiano, anche stavolta, per paura. Ma che Paese e’ dove anche gli animali hanno paura?Non rileggo. Altrimenti cancello tutto. Resta il dolore. Restera’.

FORZA PINO, IL MONELLO E' CON TE, SEMPRE...







postato da monello | 16/08/2003 20:48 | commenti (2)

Quando suona la campanella in Ecuador













A due ore e mezzo di macchina da Quito, nelle montagne dell'Ecuador, la piccola comunità indigena di Pisambilla è la casa della scuola bilingue "Carlos Iguamba Andrango". Alle 11 tutte le mattine, gli studenti si mettono in fila per ricevere il loro pasto di zuppa, riso, lenticchie e verdure.
(Onu World Food Programme)














postato da monello | 16/08/2003 12:02 | commenti

Un medico a Kabul
Notizie dall'Afghanistan

Ieri c'e' stata l'esplosione di una bomba che ha ucciso una quindicina di persone nel sud del paese, a Lashgarka, a pochi chilometri dal luogo in cui Emergency sta costruendo il suo terzo ospedale afgano. Anche al confine col Pakistan le truppe governative hanno avuto scontri a fuoco con alcuni talebani e loro sostenitori uccidendone 7 o 8.La tensione sta crescendo anche perche' il 19 agosto ci sara' la festa dell'indipendenza dell'Afghanistan e sono previsti disordini. Inoltre il presidente Karzai continua a non essere amato dalla popolazione e soprattutto dagli integralisti musulmani. Speriamo che non si registri una nuova escalation di violenza. L'Afghanistan non ne avrebbe proprio bisogno adesso!


postato da monello | 16/08/2003 11:50 | commenti

IL FERRAGOSTO DI PINO SCACCIA >>
Torno a Nassiriya. Passo il ferragosto li’, tra i soldati italiani e la parte piu’ povera del popolo irakeno. Se a Baghdad ci sono disagi, li’ ci sono drammi umanitari. Se qui fa caldo, li’ si scoppia. Se da queste parti e’ pericoloso, al sud sembra che negli ultimi giorni sia anche peggio. Soprattutto, se da Baghdad le comunicazioni sono piu’ o meno garantite, laggiu’ costituiscono l’esaltazione dell’incertezza. Insciallah, appunto. Tranquilli insomma, se non sara' possibile da li', ci sentiremo al ritorno. E magari, almeno voi, cercate di rilassarvi.


postato da monello | 16/08/2003 11:46 | commenti

Colombia: tra eserciti e morti, dopo tre anni
da Unimondo

Gli oltre 2.500 milioni di dollari destinati dagli Stati Uniti al Plan Colombia sono stati utilizzati per l'80% nell'industria bellica facendo diventare così la Colombia il terzo destinatario al mondo di aiuti militari statunitensi dopo Israele e Egitto. "I fondi sono utilizzati per le spese militari anziché per i programmi di sviluppo alternativi" ha dichiarato l'esponente democratico del congresso USA James McGovern. Anche l'obiettivo di combattere il narcotraffico non ha prodotto i risultati sperati. Secondo l'ambasciatrice uscente USA a Bogotà, Anne Patterson, in tre anni si è avanzato molto nella lotta alla droga con l'uso delle fumigazioni si è registrata una diminuzione del 15 per cento delle coltivazioni di coca e del 25 per cento quelle di papavero. Ma un report diffuso da Amnesty International, il Centro per la Politica Internazionale (CIP) e Latin American Working Group denuncia che le piantagioni si spostano e si diffondono più velocemente di quanto siano estirpate.
La fumigazione aerea di diserbanti, in numerose zone, ha creato la distruzione e l'avvelenamento di aree destinate proprio a quelle coltivazioni alternative alle piante vietate.
Tre anni di Plan Colombia ha gettato benzina sul fuoco della guerra civile colombiana, sdoganandola, dopo il settembre 2001, in una guerra al terrorismo. Al posto dell'auspicata maggiore democrazia assistiamo a una recrudescenza della violenza generale e una frammentazione dei conflitti interni che riempiono le campagne e le frontiere di sfollati e trasformano le città colombiane in trappole per attentati sanguinari. "Se in Colombia nel 2000 morivano 14 persone al giorno, nel 2002 le persone sono diventate 20" rammenta Eric Olson, portavoce di Amnesty International Usa. Il presidente colombiano Uribe, dopo un'anno del suo mandato, lo scorso 20 luglio ha salutato con gran favore la proposta di quaranta esponenti del congresso di Bogotà hanno proposto una riforma elettorale che consenta di rieleggere il Presidente per un secondo mandato.
Mentre le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC), scrivono una lettera pubblica al Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, di voler incontrare l'ONU per spiegare loro direttamente i propri punti di vista sulla guerra in Colombia, le forze paramilitari Autodifesa Unite Colombiane (AUC) di estrema destra e vicine al governo, il 17 luglio firmano un accordo in dieci punti con il Commissario di Pace del governo Luis Carlos Restrepo. Secondo fonti governative,
almeno 32 tra guerriglieri paramilitari e soldati avrebbero perso la vita durante una vasta serie di operazioni lanciate tra ieri e lunedì dall'esercito regolare, in diversi dipartimenti del Paese. L'azione più violenta, come riferito da Warnews, sarebbe avvenuta in una zona rurale non lontana da Ricaurte (Nariño); il bilancio sarebbe di 17 ribelli delle FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia) uccisi, tra cui "12 uomini e tre donne"; a quanto sembra, "non ci sono perdite tra le forze militari".
L'Associazione nazionale Nuova Colombia
denuncia in un documento dettagliato le sigle e funzioni dei vari comandi delle imprese private che assoldano militari in pensione ed ex-agenti della CIA e del FBI e che stanno "all'intervento USA nel paese andino come i paramilitari stanno al terrorismo dello Stato colombiano contro la popolazione civile - chi afferma che il suddetto intervento militare potrebbe avvicinarsi ha il passo lento e caduco nel comprendere la natura della politica a stelle e strisce in Colombia".

Fonte: Associazione nazionale Nuova Colombia, Warnews, Selvas






postato da monello | 16/08/2003 11:41 | commenti


sabato, agosto 09, 2003

IERI COME OGGI: GIOCATTOLI IN LIBERIA...

 

 

 

 

 

 

 





 





postato da monello | 9/08/2003 18:35 | commenti (2)

La notte senza luna di Pino Scaccia











Non ricordo piu' chi ha parlato di stanchezza, chi mi ha chiesto come faccio a resistere. A cinquantacinque gradi all'ombra, mi posso anche permettere di scordare qualcosa. Ricordo invece tutti quelli che hanno parlato della luna. A loro confesso che stasera proprio sono stanco. E non riesco a regalarvi altre parole. Al massimo riesco a riassumere una sensazione in questa foto: uno squarcio notturno di Baghdad. Cosi' come e' adesso. E forse, guardando dentro l'immagine, capirete perche' sono stanco












postato da monello | 9/08/2003 13:04 | commenti (1)

LIBERIA: DALLA GUERRA ALLA FAME
Mentre tacciono la armi a Monrovia, dove i nigeriani della forza di pace hanno preso posizione, è la fame ora a minacciare seriamente la popolazione. I ribelli del Lurd non vogliono sbloccare il porto della capitale, e permettere lo sbarco di aiuti alimentari: la condizione è la partenza del presidente Charles Taylor, che dovrebbe dimettersi lunedì ma è ancora vago sulla data dell'esilio.
Un missionario, padre Mauro Armanino, che si trova al centro di accoglienza provvisorio di Keneja, nella periferia meridionale di Monrovia, ha riferito all'agenzia Misna che tremila persone non ricevono da tempo nessuna assistenza, a parte qualche medicina. "Ho visto alcuni anziani sdraiati per terra che attendono soltanto la loro fine", ha detto Armanino, che non si spiega come mai gli aiuti non possano arrivare per via aerea.
Esponenti americani e africani continuano nel tentativo di convincere i ribelli a ritirarsi dal porto. La risposta - scrive la Reuters - finora è stata una domanda: "Quando se ne va Taylor?". Ma i ribelli vogliono anche sapere chi sarà il successore dell'attuale presidente (il suo vice Moses Blah non è gradito), e ciò fa emergere un ulteriore possibile ostacolo nel processo di pacificazione.
(fonte ANSA).





postato da monello | 9/08/2003 12:55 | commenti

COLOMBIA VIOLENTA
E' salito a cinque il numero delle persone uccise dall'auto-bomba saltata in aria al passaggio di una pattuglia della polizia ieri a Saravena, località petrolifera nella provincia nord-orientale colombiana di Arauca, vicino alla frontiera con il Venezuela. Lo hanno riferito fonti governative, confermando che le vittime sono tutte civili.Tra di loro anche un bimbo di 2 anni e una ragazzina di 12; almeno tre anche i feriti. Per il momento nessuna rivendicazione, anche se gli inquirenti puntano il dito contro la guerriglia delle Farc, la Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia, o dell'Eln, l'Esercito di Liberazione Nazionale. Il comandante in capo dell'Esercito regolare, generale Carlos Alberto Ospina, ha annunciato una ricompensa di 50 milioni di pesos, pari a circa 18.000 euro, a chiunque fornirà informazioni utili ad agevolare la cattura dei colpevoli.
(fonte Agi)

postato da monello | 9/08/2003 12:52 | commenti


mercoledì, agosto 06, 2003
Bambini, almeno loro
di Pino Scaccia


Pensavate che mi fossi dimenticato dei bambini? Questa e’ una ragazzina di Nassiriya, come tante: dolce, attenta, sospettosa, triste. Ma in qualche maniera straordinariamente serena, capace di sorridere molto piu' dei grandi, perche' la natura per fortuna le regala ancora tanta speranza. Ho voglia di vedere la sua faccia stasera. Sono stufo di sangue e di bombe, di allarmi e di paure. Qualche ora fa  hanno tirato una granata contro il tank che vigila sotto l’albergo. A Tikrit hanno ucciso un civile per lavorava a una raffineria (la sua ditta ha fatto contratti con i soldati americani per 500 milioni di dollari ). L’ambasciata italiana a Baghdad e’ stata colpita da un mortaio e il funzionario fa: “normale, qui e’ normale”. Che Paese e’ dove e’ normale che sparano con i mortai contro le case? Sono stato alla Croce Rossa. Erano appena arrivati quattro bambini ustionati perche’ giocavano con un ordigno (ve ne ho parlato tante volte). Non e’ serata forse. Anche perche’ Tutankamen e’ quasi sconfitto, ma gli antibiotici stanno massacrando me.



postato da monello | 6/08/2003 11:07 | commenti (2)


martedì, agosto 05, 2003

IN MALAWI CON 'VOLONTARI ALTROVE'
Il Monello ha deciso. Con isuoi tempi, che non sempre si adattano alla velocità della nostra società, ma che rispondono la maggior parte delle volte ai tempi del cuore. Quindi lontani da tutto ciò che gli altri si aspetterebbero, dove per altri intendo le persone che prediligono altre logiche. Il Monello ha deciso di condividere con voi una conoscenza di cui è sempre stato molto geloso e che ha voluto proteggere dalle insidie esterne. MA il blog è un mezzo straordinario per far conoscere persone che hanno delle affinità e una certa comunione di ideali. E allora vi presento i miei amici di VOLONTARI ALTROVE, un progetto che ha avuto inizio qualche anno fa e che ogni estate conferma la sua utilità. Io li ho conosciuti tramite Stefania, una storica amica di liceo, quella con cui si parlava spesso del senso della vita, senza mai riuscire a giungere a delle conclusioni. Quando si parla della vita succede spesso. Entrambe abbiamo voluto dare senso alla nostra vita in modo diverso: lei da psicologa, io da giornaista. LEi con il bisogno di raccontare gli effetti del mondo sulle persone, io con il bisogno di raccontare il mondo ipotizzando gli effetti sulle persone. E' il secondo anno che Stefania e un gruppo di volontari trascorrono il loro agosto in Malawi. Con la speranza, la rabbia, la paura e il coraggio necessari per cambiare qualcosa, ma non con la passività tipica di certo volontariato. Loro quella fetta di Africa la vogliono aiutare in modo attivo, cioè insegnando a un popolo a rendersi autonomo, un gesto difficile in una società capitalista dove la dipendenza, in genere, agevola l'espansione economica e il profitto. Ve li faccio conoscere tramite un piccolo stralcio del loro diario e se volete seguirli nel loro lavoro, li potete trovare qui
>> http://www.progettomalawi.net

Domenica 3 agosto 2003
Domenica, giorno del Signore e giorno di riposo. Siamo tornati stanchi dalla gita di ieri e soprattutto con un "fottiliardo" (unità di misura coniata da Raffaele per riferirsi alle quantità africane) di stimoli negli occhi e nella mente raccolti durante questa lunga settimana. Appena svegli però eravamo già pronti a ributtarci alla scoperta delle fatiche e delle risorse di questa società così "primitiva" ma così complessa. Abbiamo fatto mille domande a Bambo Beppe, mentre eravamo in viaggio per il villaggio dove si sarebbe celebrata la messa del mattino: la curiosità riguardo alle tradizioni ed ai valori locali non si affievolisce affatto con il trascorrere dei giorni, anzi sembra crescere ogni volta che entriamo in contatto con loro. Il Malawi sta vivendo un momento di passaggio in cui le giovani generazioni si trovano nel mezzo tra il vecchio e il nuovo, costretti ad assimilare nuovi costumi perdendo il senso delle antiche tradizioni, spesso ridotte a folklore. Vi facciamo un esempio. Era abitudine, nei periodi in cui la donna non poteva avere rapporti, che non toccasse mai il sale; la domanda "in codice" per l'uomo per sapere se era pronta era, appunto, chiedere il sale. A seconda se la moglie glielo passava direttamente o glielo faceva passare da qualcun altro, l'uomo poteva capire: un gesto incomprensibile ai bambini, ma chiaro per gli adulti. Gli stessi cristiani, credendo che si trattasse solo di superstizione e senza approfondirne il significato, hanno cercato di far abbandonare questa consuetudine che oggi nessuno pratica più. Solo più tardi si è scoperta l'utilità di questa usanza,ma ormai era troppo tardi ed il danno già fatto.
Molti sono gli episodi simili a questo, episodi che ci fanno capire quanto complessa e variegata sia la società malawiana: il suo fascino e la sua fragilità non smetteranno mai di stupirci.
Il villaggio dove si è tenuta la messa era composto da una chiesa, una scuola e diversi agglomerati di capanne disseminati qua e là in mezzo alle piante di fagioli e agli aromatici eucalipti; ognuno di questi gruppetti ospita un differente nucleo familiare. Gironzolando qua e là nel villaggio siamo capitati nel "giardino" di una famigliola e il marito ci ha accolti con l'ospitalità propria del popolo africano: non abbiamo potuto fare a meno di sorridere quando siamo stati accerchiati da un orda di cuccioli: piccole tenerissime caprette, ancora più piccolissimi pulcini e, non per ultimi, i figli del nostro ospite. La donna, dopo averci accolto, ha continuato nella sua occupazione, ossia allattare il figliolo, mentre il marito ci ha mostrato il recinto degli animali e ha tentato di spiegarci (ovviamente in chicewa) la funzione di una stana composizione fatta di cocci e sassi, il tutto sospeso sui rami di un albero. Essendoci sfuggite giusto quelle due paroline della spiegazione in chicewa abbiamo successivamente chiesto a padre Beppe maggiori informazioni, siamo così riusciti a scoprire che quello era un' abbeveratoio per gli uccelli.
La messa è stata un vero spettacolo di canti e colori: c'era persino un corpo di ballo che esibiva la sua performance davanti all'altare! Un'infinità di donne assistevano alla funzione, ma ancora più sorprendente era il numero dei bambini! Più tardi, mentre mi godevo il riposo del guerriero avvolta nel mio citengi-coperta, mi sono tornate alla mente le immagini di quelle bellissime mamme con i loro bimbi sulla schiena… non so se fossero più teneri i pargoli o le mammine! Uno dei padri della missione mi ha detto qualche giorno fa che la donna in Malawi non è solo donna, ma è Madre: mai come oggi questa parola ha assunto un significato tanto forte.
Conclusa la messa, che per altro è durata due ore, il villaggio ci ha offerto il pasto: nzima (la loro polenta bianca), riso bollito, verdure cotte e pollo. Nella pace della stanzetta, lasciati soli e liberi di metterci a nostro agio, ci siamo lasciati andare ancora una volta a discussioni sulle abitudini del posto, questa volta l'argomento erano i matrimoni. ( Vi chiederete se non siamo stanchi di tutte 'ste chiacchiere, e ce lo chiediamo anche noi a dire il vero…)
Verso le due siamo tornati alla missione dove abbiamo tappato i buchi lasciati nel nostro stomachino abbuffandoci con papaia, mandarini locali e banane (ma arrivati a questo punto i malawiani non ci credono più quando diciamo di mangiare poco e ci temono come le cavallette). Come per rendere la giornata di riposo degna di questo nome ci siamo concessi una sostanziosa pennichella pomeridiana, ma il lavoro non ci dà tregua e così per tutta la restante parte della giornata le nostre ditine sono state impegnate nella stesura dei diari per cui era mancato il tempo nei giorni precedenti.
Sono le 23:23 e fuori tira un vento da temporale, chissà se pioverà, tutti sono andati a nanna ed ora li raggiungerò anche io: domani ci aspetta una dura giornata di lavoro con i nostri animatori, ma il morale è alto e siamo pronti a dare il meglio!!!!!!
Buona notte a tutti...












postato da monello | 5/08/2003 11:59 | commenti (4)


sabato, agosto 02, 2003
PINO SCACCIA E' TORNATO A BAGHDAD

Gli elicotteri

Adesso crederete che penso piu’ alle persone che alle cose. Non e’ vero. Ma la foto che ho scelto oggi e’ stata scattata dalla mia finestra. Un elicottero che passa sopra il Tigri. Un’immagine normale, fastidiosa. Gli elicotteri passano sempre, giorno e notte. Non ho cose belle da raccontarvi oggi, o forse non le ho cercate correndo appresso alle notizie. Il venerdi’, qui e’ festa, e mi avevano invitato al caffe’ degli artisti. C’e’ una fantastica biblioteca all’aperto, mi dicono. Ci andro’ la prossima settimana. Invece oggi sono andato a sentire, ed e’ stato utile, la preghiera dell’Imam sciita di Saddam city. Ha parlato bene per la prima volta degli americani e qualcosa evidentemente sta cambiando (ci siamo quasi con l’accordo politico). Poi mi sono occupato delle sorelline Raghad e Rana, che dal loro esilio in Giordania insieme ai nove figli hanno parlato bene del padre (il rais le aveva esiliate per colpa dei mariti, non fedeli al regime), hanno chiesto le salme dei fratelli Uday e Qusay e hanno parlato di tradimento del Paese. Proprio il giorno in cui Saddam ha chiesto ai fedelissimi di lasciar perdere, scordiamoci il passato, siamo irakeni e combattiamo gli americani. Boh.



postato da monello | 2/08/2003 18:10 | commenti

2 AGOSTO 1980 - 2 AGOSTO 2003
Tre sibili del locomotore e un minuto di silenzio: alle 10,25 del 2 agosto di tutti gli anni. La memoria che torna a recitare la sua parte sul piazzale della stazione di Bologna. E la folla rivive attimo per attimo quegli istanti, con lo sguardo fisso a quell'orologio che da quel giorno è rimasto fermo all'istante in cui la bomba ha sventrato la sala d'aspetto colma di vacanzieri in partenza. Un corteo da piazza Maggiore alla stazione, quasi in silenzio, pochi applausi, quasi timidi, per paura di disturbare i parenti e gli amici di tutte le 85 vittime. Un silenzio che fa venire i brividi se si pensa perchè è lì sospeso tra i gonfaloni e gli striscioni dei manifestanti. Poi lì, dove l'estate bolognese del 1980 ha segnato la vita di troppe persone. Palco, politici e rappresentanze politiche: il prodotto è sempre lo stesso. Fischi e contestazioni che tolgono i riflettori dalle tragedie personali delle vittime, dalle storie di vita privata che si intrecciano con la morte. Storie di amori, ricongiungimenti, separazioni brevi o eterne. Storie di madri e padri con la valigia piena di creme solari. Storie di figli che quella crema solare non la metteranno mai. Storie di colleghi spariti sotto la polvere e di ferrovieri che forse per la prima volta erano in orario. Il 2 agosto a Bologna è tutto questo, un treno carico di ricordi che la gente non vuole lasciarsi alle spalle. Fermo lì, su un lato del piazzale, l'autobus 37, una copia esatta di quello che ventitre anni fa diventò, per iniziativa di un autista, il trasporto eccezionale per feriti e morti. Quell'autista è diventato un eroe qui a Bologna. Andò avanti per tutta la notte a guidare quell'autobus carico di sofferenza fino all'ospedale. Anche stamattina era lì, il numero 37, trasformato in un luogo sacro di pellegrinaggio per quanti volevano rivivere da vicino la tragedia di quel giorno. E alla fine una firma, messa lì, nero su bianco, sperando che qualcuno non dimentichi, mai.  
postato da monello | 2/08/2003 18:02 | commenti (1)

Violenze, attentati e sequestri di persona continuano ad affliggere la Colombia: nelle ultime ore, infatti, un guerrigliero dell'ELN (Esercito di LIberazione Nazionale) sarebbe rimasto ucciso durante un'operazione dell'esercito presso San Diego, nel dipartimento del Cesar.
Secondo fonti militari, gli scontri sarebbero avvenuti in seguito al rapimento di 11 civili da parte dei ribelli; al momento, gli ostaggi sarebbero stati liberati e si troverebbero in buone condizioni di salute.
Il quotidiano El Mundo fa inoltre sapere che presunti miliziani delle FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia) avrebbero sequestrato tre persone presso Yarumal, Antioquia, mentre nella stessa località sarebbe stata rilasciata una donna di 60 anni.
Ancora nel Cesar, ad Aguachica, quattro funzionari di una società ambientale sono stati presi in ostaggio da uomini armati non identificati.
Sul fronte dei combattimenti, i comandi dell'esercito informano che due soldati sono morti ed altri due sono rimasti feriti durante un attacco compiuto dall'ELN contro una base a San Calixto, nel Norte de Santander.
Secondo le stesse fonti, sarebbe stato catturato il vicecomandante del "Fronte 47" delle FARC, Hernán García Giraldo, conosciuto col soprannome di 'Nodier'; l'arresto, che ha coinvolto altri due guerriglieri, avrebbe avuto luogo a Bogotà; il governo aveva fra l'altro accusato il Fronte 47 del massacro di 25 campesinos ad Apartadó, nel 1995. Nella serata di ieri, un'autobomba è esplosa a circa 200 metri da una stazione di polizia a Socha (Boyacá), procurando ferite di varia gravità a 12 civili e ad un poliziotto; secondo stime non confermate, invece, i feriti sarebbero invece 17; le autorità hanno accusato i "ribelli delle FARC e dell'ELN attivi nella zona". Negli ultimi giorni, stando ai comunicati ufficiali, due uomini delle FARC sarebbero stati uccisi dall'esercito a Chita, nella provincia di Boyacá, mentre un altro sarebbe morto a Villeta, nel Cundinamarca. A Samaná (Caldas), truppe di terra ed aviazione avrebbero respinto un'offensiva dei ribelli diretta contro questa cittadina; non si ha notizia di eventuali vittime.






postato da monello | 2/08/2003 17:33 | commenti


venerdì, agosto 01, 2003

Invisibili
di
Enrico
Poco fa, per strada. Una vecchietta che si toglieva l'impermeabile, sotto il sole di fine luglio, e se lo infilava sottobraccio. Nell'altra mano teneva l'ombrello. Ci ha messo almeno un minuto, ma nessuno o quasi l'ha guardata. La terza età è quella dell'invisibile. Si diventa tali, perlomeno, per il mondo.



postato da monello | 1/08/2003 19:08 | commenti (2)


La velocità con cui viene data una notizia avvicina alla verità? Da qui parte l’avventura del Monello. Da una domanda. Una domanda scomoda. IL Monello nasce con questo spirito. Nasce per insinuare dubbi là dove ci si appoggia mollemente su false certezze. Per paura. Anche il Monello ha paura,ma rifiuta risposte preordinate e “fa la linguaccia” ad un modo di vivere subordinato a scelte esclusive di burattinai al di sopra di ogni controllo. Il Monello vuole scegliere. É giovane e vuole fare la sua strada, le sue scelte. Il Monello vuole costruire. I suoi occhi bambini vedono cose che non gli piacciono. Sa che è difficile e che forse è un processo così lungo che potrebbe anche non beneficiarne direttamente. Ma ha la saggezza di chi pianta un albero e lo cura nei primi anni di vita, sapendo che dei frutti migliori, quelli più grossi e succosi, godrà chi verrà dopo di lui.Il Monello conosce la risposta a quella domanda. Non sempre la velocità della notizia avvicina alla verità. Così il Monello indaga, ragiona, dibatte, denuncia lontano dalle sirene della pubblicità, dei finanziamenti, delle logiche commerciali, come un bimbo concentrato a correre, a giocare e a dire quello che è.



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