lunedì, giugno 30, 2003
ENRICO, IL DOPO BAGHDAD su Istintivamente "Sono vivo, eccome, eccomi anzi. Un saluto a tutti, ci tenevo a farlo anche perché da oggi stacco per altri otto o nove giorni, per vacanza questa volta. Potrei dirvi che in Iraq ho visto cose che voi umani non potreste nemmeno immaginare, navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di orione, etc... la verità è che mai o quasi sono stato così entusiasta di viaggiare e di essere in un luogo. Gli ospedali di Emergency sono la risposta all'ottica della mina intelligente, che non vuole uccidere ma creare un peso per la società. Lì l'amputato invece viene non solo rimesso in condizioni di camminare, ma gli viene anche insegnato un lavoro e poi aperta una bottega da sarto, calzolaio, fabbro, artigiano della pelle o carpentiere. Con il risultato che il peso per la società diventa il sostentamento della famiglia. Ho visto Bagdad, città da blade runner islamici. Di giorno scoppia di ambulanti che vendono ogni merce anche inutile, dopo la fine dell'embargo, di notte scatta il coprifuoco e ci si ritrova al buio, in una città nel desrto, sotto le stelle, dove si sentono soltanto i rumori dei genaratori di corrente e quelli dei cingoli dei tank Usa che mordono l'asfalto. Gli stessi tank dove fino a poche ore prima erano arrampicati i bambini. Qualche falò qua e là nei vicoli bui, una sventagliata di mitra ogni due o tre ore, in attesa dell'alba e del nuovo caos. Quattromila chilometri in giro per l'Iraq mi hanno riempito gli occhi e il sentimento che ho provato, al ritorno, era quello di lasciar sedimentare tutto. Adesso vado un po' al mare. Un abbraccio a tutti e non prendetevela per le sciocchezze".
sabato, giugno 28, 2003
QUARTIERE RESIDENZIALE AFGHANO


da IL RIFORMISTA
L'ULTIMA LETTERA DI UN DISSIDENTE IRANIANO SVANITO NEL NULLA Trovo questa storia sul sito di CLOROFILLA, una storia che racconta molto di un paese e di chi dall'interno vuol far sentire la sua voce.
"Questa è la storia di un uomo di cui oggi si sono perse le tracce. Un uomo che non si è piegato al regime e per questo ha messo in discussione tutto ciò di cui godeva. E’ la storia di Ruhollah Mobini, Ali per gli amici, che a trent’anni è sparito nel nulla dopo minacce, ritorsioni, interrogatori, frustate e innumerevoli udienze davanti a tribunali di primo grado e alla Corte della rivoluzione islamica. E’ la storia di un uomo che per aver detto NO ai servizi segreti, per aver rifiutato di vendere se stesso, i suoi legami e i suoi amici al regime, è stato inghiottito. L’ultima traccia che resta di lui è una lettera del 9 ottobre 2002 inviata via mail ad alcuni amici al di là dei confini iraniani. Dopo aver eluso i controlli della censura iraniana su internet, questo è il messaggio che ha affidato a Clorofilla: Miei cari, spero che stiate tutti bene e che pensiate sempre a me. Qui è un inferno per me e la mia famiglia. Vi scrivo per farvi sapere ciò che mi è successo a Kerman e perché mi rifiuto di rimanere in silenzio. Come sapete ho lavorato per molto tempo come guida turistica, fuori dai circuiti "ufficiali", incontrando gli stranieri nelle case da the e alternando questo impegno con lezioni private di inglese e incarichi come traduttore presso le Nazioni Unite. Ed è proprio a causa di quest’ultimo impiego che sono stato contattato dai servizi segreti. Mi chiamarono a casa chiedendomi un incontro. Tentai di rifiutare ma mi chiesero di scrivere un resoconto sul lavoro che svolgevo e su quanto accadeva in ufficio. Rifiutai ancora, ma non fu sufficiente. Trovandomi in difficoltà, decisi di raccontare tutto al mio capo, che sottolineò come non avessimo niente da nascondere e che quindi potevo accordare loro un appuntamento. La questione arrivò al ministero degli Interni a Teheran, che tentò di evitare l’incidente diplomatico dicendo che c’era stato un fraintendimento. Dopo qualche settimana tentarono però di screditare la mia reputazione di fronte al mio superiore, dicendo che avevo problemi politici e che avevo accettato l’incarico per farmi proteggere dalle Nazioni Unite. In ogni caso il programma di accoglienza per i rifugiati afgani terminò dopo nove mesi e così si concluse anche il mio incarico di traduttore.Tornai ad occuparmi di turismo e cominciai una collaborazione con un ragazzo che credevo mio amico ma che scoprii più tardi essere un agente dei servizi segreti. Ruppi ogni rapporto, ma altre guide turistiche mi contattarono e tentarono di convincermi dei vantaggi derivanti da una collaborazione con il regime. Molti di loro avevano in effetti accettato di raccontare tutto relativamente al loro lavoro, agli incontri che facevano, agli stranieri che accompagnavano, ottenendo in cambio enormi privilegi, ma io non volevo fare la stessa scelta.Dopo un po’ di tempo venni a sapere di un nuovo ufficio che le Nazioni Unite avrebbero aperto a Mashad e presentai domanda per un nuovo contratto di lavoro. Dopo un colloquio fui accettato e la cosa mi rese particolarmente felice perché grazie al nuovo incarico avrei finalmente, dopo due anni di fidanzamento, potuto sposarmi.Il giorno prima della mia partenza da Kerman per Mashad, ricevetti una visita. Quando sentii bussare alla mia porta pensai che fosse la mia fidanzata Faranak. In realtà erano cinque uomini dei servizi segreti. Chiesi loro il motivo della loro presenza in casa mia e mi risposero che dovevo ben sapere a che cosa fosse dovuta la loro visita. Uno di loro di preannunciò che avevo perso tutto: la mia futura moglie, il mio lavoro, i master all’università. Aprirono tutti i pacchi che avevo preparato per il trasloco. In un’ora e mezza perquisirono l’intero appartamento e sequestrarono tre litri di vino, un mazzo di carte, qualche lettera che avevo ricevuto da alcuni turisti, alcune foto di miei amici e turisti che avevo accompagnato nei dintorni di Kerman, alcuni dischetti del mio computer, il mio passaporto. Mi prelevarono, coprendomi gli occhi con una benda e mi portarono in un luogo sconosciuto dove fui accusato di aver avuto rapporti con stranieri. Mi accusarono di aver bevuto vino, di aver portato degli stranieri in casa mia. Mi fecero mettere per iscritto tutto ciò di cui ero accusato, confermando che corrispondeva a verità. Mi fecero firmare e apporre in calce le mie impronte digitali. Fu l’inizio dei miei processi, per i quali inizialmente attesero un giudice compiacente. Ma le accuse che mi erano state mosse erano dei pretesti per tenermi continuamente sotto pressione e convincermi a collaborare. Fu l’inizio dell’infermo per me e la mia famiglia"
IL RESTO QUI >>
LA CECENIA CHIEDE ATTENZIONE I ribelli ceceni stanno progressivamente intensificando i loro attacchi contro i soldati russi di stanza nella regione, e si teme che la più volte annunciata "offensiva estiva" sia ormai alle porte. Oggi, sospetti guerriglieri hanno assassinato un leader religioso ed il capo di un'assemblea locale di un villaggio nei dintorni di Grozny. Altri tre poliziotti hanno perso la vita nel tentativo di intercettare gli assalitori. Giovedì invece, secondo l'amministrazione filorussa, almeno sei soldati federali sarebbero rimasti uccisi, ed altri cinque feriti, nel corso di 20 attacchi condotti dai miliziani contro le loro postazioni in diverse località della provincia. Le violenze non si fermano neppure nella capitale, dove due russi sono morti ed altri 3 sono stati feriti nell'esplosione di una mina radiocomandata, mentre un altro ha perso la vita in un agguato nel mercato principale della città.
Il presidente russo Vladimir Putin ha effettuato una visita di tre giorni in Inghilterra, incontrando fra l'altro il primo Ministro Tony Blair, e discutendo di argomenti quali le divergenze sulla guerra in Iraq, sulla politica estera e sui rapporti commerciali e statali tra i due Paesi. Come prevedibile, purtroppo, fra i fasti delle celebrazioni non è stato rivolto un adeguato interesse alla situazione in Cecenia: stando a quanto dimostrano le solite conclusioni di facciata, infatti, ci si è limitati ad auspicare ad una pace senza tuttavia assumersi alcun impegno sincero per una soluzione negoziale o per un miglioramento dei diritti umani. Almeno sotto questo punto di vista è stato ripetuto, in sostanza, il fallimento del recente meeting di San Pietroburgo (FONTE WAR NEWS)
venerdì, giugno 27, 2003
POVERO CONGO
MEDICI DI 'MEDICINA DEL MONDO' SOCCORRONO LE VITTIME DEL COLERA NEL CAMPO PROFUGHI DI MUGUNGA
| IMBOSCATA DELLE FARC: 18 MORTI |
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I ribelli delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC) hanno compiuto una sanguinosa imboscata ai danni di una pattuglia dell'esercito regolare nella regione del Bolívar; secondo il quotidiano El Pais, che cita fonti della Difesa, le vittime sono almeno 18, tra cui tredici "marines" e cinque guerriglieri. L'assalto è avvenuto lo scorso martedì lungo la strada tra le cittadine di Carmen de Bolívar e Zambrano; altri otto militari sarebbero rimasti gravemente feriti, mentre secondo la popolazione locale diversi altri ribelli sarebbero stati colpiti dai governativi, ma sarebbero comunque riusciti a darsi alla fuga. I comandi delle forze armate riportano che "le azioni di rastrellamento alla ricerca dei responsabili continueranno": e intanto nello stesso dipartimento (ma nel contesto di un'altra operazione) sarebbero state arrestate nove persone, con l'accusa di appartenenza alla guerriglia. |
RICORDO PER USTICA
Il 27 giugno di ventitre anni fa il DC-9 Bologna-Palermo veniva abbattutto, considerato misteriosamente scomparso e poi ritrovato nel mare di Ustica. In quell'incidente persero la vita ottantuno innocenti, tutti diretti a trascorrere un periodo di vacanza al mare. Dal 1980 ad oggi, i parenti delle vittime gridano alle autorità la loro rabbia, la loro amarezza e la loro delusione per una verità che non è mai arrivata. Una sentenza ha chiarito solo quattro anni fa la dinamica dell'incidente: nei cieli italiani sfrecciavano caccia francesi, inglesi e americani. Insomma, l'italia era cielo di passaggio di una guerra sconosciuta al nostro Paese. Il 27 giugno di ogni anno i parenti delle vittime chiedono che i governi colpevoli si assumano le proprie responsabilità. Ma nulla. Rimane solo il vuoto lasciato da quelle 81 vittime inconsapevoli e l'annuale ricorrenza che riapre la ferita, e si limita a fare quello.
giovedì, giugno 26, 2003
A SCUOLA A KABUL

LA VIA INFINITA VERSO LA PACE RISPUNTA ARAFAT Le estenuanti trattative tra le fazioni palestinesi su un'ipotesi di tregua temporanea negli attacchi anti-israeliani hanno improvvisamente riportato sulla scena Yasser Arafat, tenuto in rigido isolamento da Israele e Stati Uniti, ma lo Stato ebraico ha ribadito che negoziera' soltanto con il premier Mahmud Abbas (Abu Mazen). Grazie a intermediari importanti come Marwan Barghuti, il popolare leader dell'Intifada detenuto in Israele, il presidente palestinese sembra volersi accreditare come l'artefice della tregua, a spese di Abu Mazen. Inserendosi nel flusso di indiscrezioni che circolano da giorni su una intesa che le fazioni palestinesi - incluse quelle integraliste, Hamas e Jihad islamica - avrebbero raggiunto a Damasco, Arafat ha dichiarato stamane di "sperare" che nelle prossime ore si raggiungano delle decisioni sulla tregua. L'ingresso prepotente sulla scena diplomatica di Arafat avviene mentre il premier Abu Mazen, fautore da sempre di una tregua, non riesce ancora a persuadere i dirigenti di Hamas a Gaza a rinunciare alla lotta armata ed e' allo stesso tempo soggetto alle pressioni di Stati Uniti e Israele, che chiedono lo smantellamento e il disarmo delle organizzazioni islamiche radicali responsabili di maggior parte degli attentati suicida. Abu Mazen, in un comunicato diffuso ieri sera dal suo ufficio a Gaza, ha criticato le continue operazioni militari israeliane contro dirigenti e militanti di Hamas che, a suo dire, compromettono gli sforzi in corso per il cessate il fuoco. Ma l'intervento diretto nelle trattative per la tregua di Marwan Barghuti, politicamente vicino ad Arafat, ha rilanciato le quotazioni del presidente palestinese, che ormai non nasconde piu' i dissapori con Abu Mazen. "Arafat non fa mistero di avere posizioni critiche verso la politica di Abu Mazen e forse si augura un fallimento del premier che lo riconfermi protagonista assoluto della scena politica palestinese", ha detto oggi all'Ansa l'analista Issam Nassar, del 'Centro di studi palestinese' di Ramallah. Nassar ha riferito di aver assistito ieri a Ramallah all' incontro di Arafat con una delegazione di docenti universitari statunitensi. "Ha parlato come se fosse lui stesso a condurre le trattative con Hamas e Jihad, mentre i suoi assistenti hanno ricordato agli ospiti americani che, senza il contributo del presidente dell'Anp, il processo di pace e' destinato a fallire", ha raccontato Nassar. A frenare le velleita' di Arafat sono pero' intervenuti prima il 'numero due' di Hamas a Gaza, Abdel Aziz Rantisi, e subito dopo il ministro senza portafoglio israeliano Gideon Ezra. "Hamas sta ancora valutando le proposte presentate e solo alla fine di questo processo decidera' la sua posizione", ha dichiarato Rantisi sempre all'Ansa da Gaza , gelando le speranze di tregua. Il ministro Ezra ha da parte sua ribadito che "Israele negoziera' solo con Abu Mazen e il suo ministro per la sicurezza Mohammed Dahlan e non con Arafat, Hamas e Jihad". (FONTE ANSA)
LIBERIA VIOLENTA Sono circa 300 i civili rimasti uccisi nell'ultima fase dei combattimenti tra guerriglia e forze governative a Monrovia, capitale della Liberia, riferisce il ministro della sanita', Peter Coleman.
martedì, giugno 24, 2003
ALLA MENSA DELLA PACE

da Il Riformista di oggi...
COLOMBIA: LA VITTIMA E' ANCORA UNA VOLTA UN BAMBINO Ancora notizie di morte dalla Colombia: il quotidiano El Mundo, che cita fonti della polizia locale , ha riportato oggi la notizia di un attacco compiuto con una motocicletta-bomba avvenuto nei pressi di Arauquita. L'esplosione e' avvenuta nella zona della citta' dove sono situati il comando della polizia e la caserma dell'esercito: un uomo non identificato, che era alla guida della motocicletta, e' rimasto ucciso nell'esplosione che ha causato la morte di un bambino di due anni e il ferimento del padre che gli era accanto. Secondo la polizia l'ordigno che era sulla motocicletta e' probabilmente esploso per errore cogliendo di sorpresa il conducente. L'obiettivo dell'attacco era probabilmente una postazione dell'esercito. Poiche' nella zona sono attivi tutti i gruppi paramilitari che operano nel Paese ( FARC, ELN, AUC ), la polizia ha fatto sapere di non avere ancora attribuito l'attacco a nessuna delle tre fazioni. Sebbene le notizie che giungono siano frammentarie e spesso non confermate da fonti indipendenti, non c'e' dubbio che la situazione in molte zone del Paese continui ad evidenziare lo scenario di una vera e propria guerra a tutto campo. Nella giornata di lunedi', lo scoppio di una carica esplosiva,comandata a distanza, attivata al passaggio di una pattuglia di polizia, ha causato sei feriti gravi tra gli agenti. Il fatto e' avvenuto nel municipio di Sabana de Torres, bei pressi della citta' di Barrancabermeja. L'ordigno esplosivo era stato confezionato con l'aggiunta di chiodi, metallo, vetri e altri materiali, per questo motivo gli agenti feriti hanno lesioni gravissime e diffuse. Un breve scontro a fuoco ha fatto seguito all'esplosione, ma i presunti guerriglieri sono riusciti a darsi alla fuga. Anche in questo caso la polizia non ha chiara quale possa essere la matrice dell'attacco. (fonte war news)
lunedì, giugno 23, 2003
SULLA NIGERIA Pino Scaccia
ANCHE QUESTA E’ UNA TRAGEDIA DELLA MISERIA Più di cento morti e moltissimi feriti e ustionati, alcuni dei quali gravissimi: una strage, l'ennesima, per l'esplosione di una "pipeline" in Nigeria, dalla quale la popolazione di un villaggio stava attingendo carburante da usare e da rivendere. Una pratica ovviamente illegale oltre che pericolosissima, che le autorità e la polizia locali fingono di non vedere, sapendo che si tratta dell'unico mezzo con cui molta, troppa gente riesce a sopravvivere in uno dei paesi più ricchi (di petrolio e non solo) dell'intera Africa. Negli ultimi cinque anni disastri come questo in Nigeria hanno provocato quasi 1500 morti. Il Manifesto >>> "Sono stato in Nigeria. Ho visto gente mangiare, per fame, la terra. Ho visto posti poveri, ma mai come quello. Il grande delitto e’ che si tratta di un Paese ricco. Una fortuna che non riguarda certo la gente".
DAL KURDISTAN 32 cittadini kurdi, sono in sciopero della fame da alcuni giorni dopo essersi visti negare il diritto all'asilo a seguito di una valutazione della commissione competente in nome del "mutato contesto" turco nella direzione di più sicurezza per la minoranza kurda in Turchia. Affermazione, tra l'altro, già smentita da recenti episodi di maltrattamenti e torture subiti da kurdi ad opera della polizia turca. Gli scioperanti chiedono che i loro casi vengano riesaminati, rivendicano il diritto di asilo che per i kurdi significa diritto ad esistere e che si presti maggiore attenzione alla reale tutela dei richiedenti asilo e rifugiati in Italia. A tal proposito assai significativi sono i dati resi noti in questi giorni dal Consiglio Italiano Rifugiati (CIR). Secondo la stima del CIR le richieste di asilo presentate nel 2002 sarebbero 16.970, di cui solo 1.270 accolte appieno e 730 negate ma con raccomandazione di rilasciare un permesso di soggiorno per fini umanitari. Dinieghi invece per le altre 14.970, nella maggioranza dei casi senza alcun colloquio con il richiedente. (fonte Unimondo)
LA FINESTRA SUL NORD UGANDA

sabato, giugno 21, 2003
I GIOCATTOLI IN CONGO

DEDICATO A CHI PENSA CHE LE CANNONATE RISOLVANO IL PROBLEMA dal Manifesto Un'altra tragedia, l'ennesima, ha insanguinato lo stretto braccio di mare tra il Nord Africa e l'Italia. Se il bilancio dei dispersi fosse confermato sarebbe il peggior naufragio avvenuto negli ultimi anni nel canale di Sicilia. Paragonabile a quello, ancora misterioso, avvenuto la notte di Natale del 1996 dopo lo scontro tra il cargo libanese Friendship e la motonave Yohan, quando almeno duecento persone affogarono nelle gelide acque invernali. Poco dopo le 4 di ieri notte, infatti, un'imbarcazione tunisina lancia un disperato Sos da un punto imprecisato in acque internazionali, a circa 20 miglia dalle isole di Kerkennah, 60 miglia a sud est delle coste di Sfax, in pieno golfo di Gabes. Un peschereccio raccoglie il messaggio e avvisa subito la guardia costiera nel porto di Mahdia, cittadina tunisina di fronte a Lampedusa, informando che una nave con circa 250 persone a bordo avrebbe fatto naufragio. Alle prime luci del giorno, quando i soccorritori riescono ad arrivare sul posto, della nave non c'è traccia. Tutto ciò che rimane sono i corpi delle prime 20 vittime, mentre 41 persone, cittadini di vari paesi subsahariani e del Nord Africa, sono state tratte in salvo. Almeno uno di loro sarebbe di nazionalità marocchina. Dai racconti frammentari dei superstiti, ancora traumatizzati e infreddoliti, si capisce subito che il bilancio potrebbe essere gravissimo, i dispersi infatti sarebbero almeno 197, dato confermato dalle autorità tunisine in serata. (...)
CUORE DI GIORNALISTA... dedicato a Henry
Enrico, autore del blog Istintivamente, è ancora in Iraq con Emergency. Ho avuto sue notizie e come sempre nelle sue parole c'è un carico di grandissima umanità e di una professionalità che è tutt'altro che sterile. Mi ha raccontato che tanti bambini stanno ricominciando a star bene, cosa per niente scontata in un paese devastato dalla guerra. Ma di Enrico vorrei parlare qui, perchè la sua umanità l'ha messa anche in un libro che vale la pena di leggere, perchè anche lì ha messo tutta la sua ironia, il suo amore per questa professione, la sua disillusione a volte e spesso il suo entusiasmo. Scrive come parla Enrico e parla come sente, anche se crede di aver prosciugato le parole. Ma ha soltanto "chiuso gli occhi all'interno degli occhi chiusi". E non vede più quale ricchezza può trasmettere anche solo con una sua frase. Il libro, pubblicato da Baldini&Castoldi, si intitola "IL PESCE ELETTRICO", il simbolo della liberazione da quella sfera di vetro che spesso ci impedisce di esprimere liberamente i nostri sentimenti. Vi lascio con il prologo del suo libro, concentrato di tutta una filosofia di vita, quella di chi ancora crede che le cose si possano cambiare se solo abbiamo il coraggio, i sentimenti e il cuore per farlo. A costo di rimetterci qualcosa. "Eravamo ragazzi. Un giorno tornò a casa con un libro di Oscar Wilde per me. Soltanto più avanti notai quelle due righe sottolineate a matita: Il sognatore è colui che può trovare la sua strada solo alla luce della luna, e la sua punizione è vedere l'alba prima del resto del mondo"

L'80 per cento dei Colombiani, sfollati a causa della violenza, vive in estrema povertà e non ha abbastanza di cui nutrirsi (fonte WFP dell'Onu)
giovedì, giugno 19, 2003
E LA CECENIA? I ribelli ceceni continuano a sferrare attacchi contro le truppe russe, nonostante i piani di amnistia approvati dal Cremlino: negli ultimi tre giorni, stando a quanto comunicato da ufficiali dell'amministrazione filogovernativa locale, almeno 16 soldati sarebbero stati uccisi ed altri 14 feriti in tutta la regione. Ai nuovi assalti sono seguiti estesi rastrellamenti da parte dell'esercito, che avrebbe arrestato almeno 180 civili in diverse città e villaggi, con il sospetto di connessioni col separatismo. Inoltre, fonti russe dichiarano che quattro ribelli hanno perso la vita nel corso di scontri a fuoco avvenuti nei distretti meridionali di Shatoi e Itum-Kale, e nella capitale Grozny. Pesanti combattimenti sono scoppiati anche durante lo scorso fine settimana: solo nella giornata di domenica infatti, sempre secondo il governo ceceno, sei federali sono morti ed altri otto sono rimasti feriti a causa di almeno 20 assalti condotti contro le loro postazioni; in particolare, presso Roshni-Chi (Urus-Martan) un blindato sarebbe stato investito dallo scoppio di una mina che ha ucciso due dei militari a bordo e ne ha ferito un altro. Inoltre, il direttore di una scuola di un imprecisato villaggio nella regione di Vedeno è stato assassinato da un gruppo di uomini armati, mentre altri due civili hanno perso la vita in circostanze simili nella cittadina di Martan-Chu, presso Urus-Martan; le autorità affermano di non conoscere eventuali motivazioni per gli omicidi, che potrebbero attribuirsi ai guerriglieri, ai soldati russi o alla criminalità locale. (fonte war news)
MALE COLOMBIANO Sei civili, gran parte dei quali erano membri della stessa famiglia, sono stati brutalmente assassinati da una formazione composta da almeno 12 uomini armati e mascherati nella località di Zabaletas, nel dipartimento del Valle; nell'attacco, avvenuto nella notte di sabato ma reso noto solo ieri, altre otto persone sarebbero rimaste ferite. Le vittime, tutte uccise a colpi d'arma da fuoco o di machete, erano di età compresa fra 23 e 51 anni; le autorità, citando fonti dei cittadini locali, hanno ritenuto responsabili i paramilitari delle Autodefensas Unidas de Colombia (AUC), che avrebbero compiuto il massacro dopo avere accusato i sei civili di essere informatori della guerriglia delle FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia). Sempre ieri, il quotidiano El Mundo ha diffuso la notizia di nuovi combattimenti tra i suddetti gruppi armati scoppiati a El Placer, presso La Hormiga, (Putumayo); tali violenze avrebbero provocato "almeno 30 morti", ma al momento non vi sono state conferme da parte di altre fonti ufficiali o indipendenti. Va detto, comunque, che gli scontri tra FARC e AUC sono abbastanza frequenti nel Paese, ed hanno in genere origine da contese sul controllo dei vari territori. E a Puerto Guzmán, ancora nel Putumayo, tre civili hanno perso la vita ed altri due sono stati feriti a causa di diverse deflagrazioni di mine e trappole esplosive posizionate probabilmente dalla guerriglia nel contesto di scontri con i paramilitari.
LE DONNE DI KABUL raccontate da un medico che lavora là

lunedì, giugno 16, 2003
LA VIOLENZA CONTINUA IN IRAQ ALMENO 70 MUJAHIDIN ARABI SONO STATI UCCISI DALLE TRUPPE AMERICANE NEI COMBATTIMENTI DEI GIORNI SCORSI NELL'IRAQ NORDOCCIDENTALE. E' QUANTO SCRIVE IL GIORNALE GIORDANO " ALARAB ALYUM" IN UN REPORTAGE DA RAWA, DOVE SONO AVVENUTI MOLTI DEGLI SCONTRI, PRECISANDO CHE I VOLONTARI PROVENIVANO DA GIORDANIA, ARABIA SAUDITA, YEMEN, SUDAN E TERRITORI PALESTINESI, MA ANCHE DAL NORD AFRICA E DAI PAESI DEL GOLFO. NELLE SETTIMANE SCORSE, PRIMA E DURANTE LA GUERRA, MIGLIAIA DI MUJAHIDIN ERANO ENTRATI IN IRAQ PER COMBATTERE CONTRO GLI STATI UNITI, AL FIANCO DEL REGIME DI SADDAM HUSSEIN. SECONDO IL GIORNALE, I 70 VOLONTARI UCCISI NEI GIORNI SCORSI FACEVANO PARTE DI UN GRUPPO DI 113, ATTACCATI DALLE TRUPPE AMERICANE DURANTE UN RAID CONTRO UN PRESUNTO CAMPO DI ADDESTRAMENTO PER TERRORISTI NEI PRESSI DEL CONFINE CON LA SIRIA. (FONTE ANSA)
INFANZIA NEL TERZO MONDO

COLOMBIA, SEMPRE COLOMBIA ma i tg continuano a non parlare Almeno 67 guerriglieri delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC) sarebbero rimasti uccisi in due pesanti bombardamenti effettuati ieri dall'aviazione governativa in altrettanti distretti del Paese; la notizia è stata diffusa dalle autorità militari, secondo cui in una incursione avrebbe perso la vita anche un comandante dei ribelli. Un primo raid avrebbe colpito un accampamento delle FARC situato presso Toribio, nel dipartimento del Cauca: "secondo informazioni dei servizi dell'esercito - dichiara il generale Héctor Fabio Velasco - sono morti 37 guerriglieri". Nel secondo episodio, sempre a detta di Velasco, sarebbero stati bombardati due camion su cui viaggiavano un gran numero di miliziani, in una zona rurale non lontano da Lejanías (Meta); anche stavolta il bilancio è pesante, e si parla di almeno 30 vittime. Da parte delle FARC non si sono ancora registrate conferme o smentite a riguardo; tuttavia, la televisione nazionale ha messo in onda presunte riprese che mostrerebbero gli effetti dei due raid. Il governo sostiene che i fatti di ieri costituiscono "uno dei maggiori colpi inflitti alla guerriglia durante gli ultimi mesi". Inoltre, altri cinque ribelli (tre delle FARC e due dell'ELN, Esercito di Liberazione Nazionale) sarebbero morti nel corso di scontri a fuoco con le truppe regolari negli Stati di Antioquia e del César. Sempre ieri, sospetti membri delle squadre paramilitari (AUC) avrebbero assassinato un consigliere comunale della cittadina di Viotá, nel Cundinamarca, insieme a tre suoi familiari. Venerdì, tre soldati federali sono rimasti uccisi ed altri dieci feriti nello scoppio di un campo minato avvenuta durante un rastrellamento a Carmen de Atrato, tra le regioni di Chocó e Antioquia. Presso Zambrano (Bolìvar) l'esplosione di un pallone da calcio imbottito di tritolo ha provocato un morto e tre feriti, di cui uno grave, tra una pattuglia di poliziotti che perlustravano la zona; inoltre, sospetti uomini delle FARC hanno assassinato un proprietario terriero a Neiva. Ancora secondo fonti militari non confermate, tre membri della principale formazione ribelle del Paese avrebbero perso la vita in un combattimento a Granada (Antioquia). (fonte war news)
venerdì, giugno 13, 2003
LA TERRIBILE LISTA
ARTICOLO DI MANUELA DVIRI dal blog di Gianna sui Refusal israeliani
"Uno dopo l'altro, in una lista interminabile, tra lunghi intervalli, ( la maggior parte dei morti vengono riconosciuti solo dal dna e dal gruppo sanguigno e ci vuol tempo) vengono resi noti i nomi dei morti di ieri. Ogni mezz'ora, ogni ora, un nome. E' come se mi scoppiassero tra le mani! si lascia scappare una giovane giornalista della radio militare mentre legge i nomi con attenzione, piano piano. Tra i morti , un'anziana reduce dai campi di concentramento vedova di un rabbino, una bella ragazza coi capelli rossi e un signore di cui si sa solo che viveva in albergo. Tra i feriti c'è Dana di nove anni e mezzo. Sua madre è in fin di vita ma lei non lo sa. E c'è anche la figlia di un senatore americano che viene continuamente intervistata, da sola e col senatore che è arrivato apposta dagli Stati Uniti per riportarla subito a casa, e prima di partire dichiara che Israele deve c-o-m-b-a-t-t-e-r-e il terrore. ... Dana è una bambina bellissima e mi ricorda una madonna che vidi tempo fa alla televisione:una madonna che piange lacrime di sangue. Anche lei ha gli occhi sanguinanti, feriti dalle briciole di vetro. Si spera di no, ma forse rimarrà cieca. Un haredi spiega come si veste un vero haredi (ultraortodosso) , per distinguerlo da quelli travestiti che si trasformano in bombe umane. Spiega che per esempio un haredi vero non si metterebbe mai mai e poi mai le scarpe da ginnastica. E il ministro Sharansky racconta la sua angoscia di ieri , quando la folla lo insultava e lui cercava le sue figlie , senza trovarle, nel luogo dell'attentato. E nelle stesse ore a Gaza viene assassinato da un missile israeliano un altro leader del hamas, insieme alla moglie e alle sue due bambine piccole. Da quello che vedo , mi sembra che il sangue mussulmano sparso non sia diverso da quello ebraico , nè minore la disperazione e la sofferenza. Nei prossimi giorni sarà di nuovo il nostro turno a pagare. E in donne e bambini, promettono da Gaza.Grazie! Mi telefona il capo degli arcigay italiani arrivati qui per una gay pride a Gerusalemme domani. La parata è stata rinviata di una settimana, mi comunica. E tra i morti di ieri c'è un iscritto israeliano alla loro associazione. Domani così andranno tutti al funerale. Non essendoci nulla di più di solo lontanamente normale da fare o pensare , si passa all'astrologia. Un'astrologa fa la mappa di Israele ("malissimo fino a settembre"). L'intervistatrice quasi la supplica: "E' sicura, non vede proprio niente di buono?" "Ci ho provato, le assicuro, niente" "E Sharon?" "Lui invece? sotto l'influenza di Nettuno" "Cioè?" "E' un pò confuso" Nel caos generale chi si ricorda più dei giovani "mitnahalim" degli avamposti (i coloni delle colline), che fino a pochi giorni fa aspettavano con pentoloni di olio bollente (secondo il giornale Maariv) l'arrivo dei soldati che li avrebbero dovuto evacuare. Non protestano più. Sono tranquillissimi. In fondo hanno ottenuto quello che volevano: la road map è morta. Forse non era mai esistita...... Grazie Arik (Sharon)! " Manuela Dviri (Manuela Dviri è una scrittrice israeliana nata a Padova che si è trasferita in Israele giovanissima ed è rimasta a vivere laggiù. Ha perso un figlio in guerra)
UN SORRISO A KABUL

SOMALIA SENZA PACE Ancora scontri tra le milizie dei vari "signori della guerra" nella martoriata Somalia, ormai da anni priva di un vero governo centrale. A Mogadiscio, nella giornata di martedi', secondo fonti locali, a fronteggiarsi sono stati gli uomini della fazione di Muse Sudi Yalahow e quelli fedeli al suo ex braccio destro Umar Mahmud Muhammad Finish. Il bilancio sarebbe di almeno sette morti e di un numero imprecisato di feriti. Secondo fonti delle Nazioni Unite, che citano le dichiarazioni di un reporter di una radio locale, gli scontri hanno avuto un momento di pausa nella giornata di mercoledi' ma si suppone possano continuare a lungo perche' le due fazioni, nonostante avessero dichiarato di aver raggiunto un accordo per il cessate il fuoco, si combattono da almeno tre mesi senza tregue significative. Si tratta dell'ennesima violazione dell'accordo di pace siglato a Nairobi dalle maggiori fazioni somale nell'ottobre del 2002 sotto la mediazione del IGAD (Inter-Governmental Authority on Development) e quindi di un altro duro colpo all'auotorita' della conferenza di pace di Nairobi che sarebbe teoricamente ancora in corso. In realtà nè l'IGAD nè la comunita' internazionale hanno mai preso provvdimenti concreti contro le fazioni che violano il cessate il fuoco ed il risultato e' sotto gli occhi di tutti: il caos somalo rimane un inferno dove nessuno sembra intravvedere una via d'uscita. (fonte war news)
LA LEZIONE DI FRAJESE di Pino Scaccia "Su Frajese potrei raccontarne tante, ve ne dico almeno due. Paolo era un maestro del computer, se ne era “appropriato” subito. Era bravissimo nel “rubare” le chiavi. Cosi’ un giorno insieme facciamo uno scherzo. Erano i tempi (informaticamente preistorici) dei messaggini. Lo spiego, perche’ i giovani non lo sanno: il computer era ancora un fenomeno ristrettissimo, anzi non era proprio un fenomeno. Non c’era ancora Internet. Dunque, niente mail. L’unica possibilita’ di comunicare era riservata a noi interni. Sul computer aziendale si seguivano le agenzie, si potevano aprire cartelle personali e si potevano vedere i testi dei tg (per uso interno: non c’era ancora il gobbo elettronico e quei testi venivano stampati per passarli al conduttore). In piu’, c’era la possibilita’ di mandare messaggi , brevi, immediati, che sparivano appena letti. Allora, Paolo che fa? Scopre la chiave di un conduttore della notte dalla faccia trucida. Con il suo nome manda messaggi osceni a una collega tutta d’un pezzo, seria e puritana. Zozzerie vere, proposte precise. Quando i due ignari protagonisti s’incrociano nel corridoio, lei per mesi abbassa la testa, si fa rossa in viso. E lui a guardarla incredulo: non sa niente. Ricordo anche quando, stavamo ancora a via Teulada, un ascensore non funzionava e Paolo prese il cartello “fuori servizio”, se lo attacco’ proprio li’, e poi ando’ in giro dalle signore del tg a…scusarsi: “Mi dispiace, oggi non se ne fa niente…”. Frajese pero’ era anche quello che avete conosciuto e ricordato voi, un cronista serissimo, pignolo, pulito. Il giorno prima di morire mi chiamo’ da Parigi per farmi un affettuoso cazziatone perche’ avevo parlato in un servizio di un minore. Tutti noi abbiamo imparato da lui. Soprattutto ci ha spiegato che per riuscire ad essere seri bisogna anche prendersi, ogni tanto, una vacanza. Adesso la sua foto sta nella stanza-riunioni del Tg1. E' come non fosse mai uscito".
giovedì, giugno 12, 2003
MEDIO ORIENTE: VIOLENZA E VENDETTA ALL'INDOMANI DEL DEVASTANTE ATTACCO SUICIDA A GERUSALEMME, COSTATO LA VIOTA A 16 PERSONE, L'ESERCITO ISRAELIANO HA RICEVUTO L'ORDINE DI "ANNIENTARE COMPLETAMENTE" IL MOVIMENTO DI RESISTENZA ISLAMICA, UTILIZZANDO "TUTTI I MEZZI". LO HA RESO NOTO LA RADIO DELLO STATO EBRAICO, PRECISANDO CHE QUESTA DIRETTIVA, EMANATA NEL CORSO DI UNA RIUNIONE DELLO STATO MAGGIORE CON IL MINISTRO DELLA DIFESA SHAUL MOFAZ, RIGUARDA NON SOLO LE INFRASTRUTTURE DI HAMAS, MA ANCHE I LEADER DEL MOVIMENTO, CHE NON DISPONGONO PIU' COSI' DI ALCUNA "IMMUNITA"'. SECONDO QUANTO PRECISATO DALLA RADIO ISRAELIANA, L'ORDINE DI "ANNIENTARE COMPLETAMENTE" HAMAS RIGUARDERA' DUNQUE ANCHE IL LEADER DEL MOVIMENTO, LO SCEICCO AHMED YASSIN. DUE GIORNI FA, L'ESERCITO ISRAELIANO AVEVA GIA' TENTATO DI UCCIDERE ABDELAZIZ AL RANTISI, DIRIGENTE POLITICO DI HAMAS: LA RISPOSTA DEL GRUPPO E' STATA L'ATTENTATO DI IERI SU UN AUTOBUS A GERUSALEMME (FONTE ANSA)
ETIOPIA ED ERITREA: PAESI A RISCHIO Nell'Etiopia dove oltre undici milioni di persone rischiano di morire di fame per la tremenda siccita' che ha colpito la regione negli ultimi anni, in migliaia rischiano la stessa sorte per opposti motivi, in quanto travolti da inondazioni e straripamenti di fiumi che hanno portato via tutto. Gia' decine, secondo alcune stime oltre 100, di loro hanno perso la vita, e come sempre sono i bimbi i piu' colpiti; moltissimi, poi, i disperati che tentano di sopravvivere cibandosi di erba. Non e' una testimonianza di parte, ma quanto denunciato ad Addis Abeba -riferisce l'Irin, agenzia regionale semiufficiale dell'Onu- dalla Croce Rossa Internazionale. Beatriz Suso, un'agronoma che ha partecipato alla missione, ha testimoniato che molta gente cercava di sopravvivere nutrendosi di erba, di bimbi che si aggiravano soli e disperati nel mezzo di uno scenario devastato, lunare, e di molte decine di morti. Testimonianze analoghe, riferisce ancora l'Irin, anche da parte dell'Unicef -che parla di almeno 119 morti e 110.000 profughi senzatetto-, e dell'Unita' di emergenza per l'Etiopia (Eue) dell'Onu. Occorrono aiuti immediati per gli alluvionati, dunque; mentre l'emergenza fame causata dalla siccita' per oltre 11 milioni di persone e' ancora drammatica. C'e' qualche miglioramento nell'arrivo degli aiuti, che comunque sono ancora largamente insufficienti: e cosi' continua ad aleggiare sull' Etiopia lo spettro del 1984, quando circa un milione di persone mori' per mancanza di cibo. Cio' mentre la situazione nella confinante Eritrea peggiora di giorno in giorno: "Gli aiuti sono ben lontani dall'essere sufficienti", ha dichiarato all'Asmara, riporta ancora l'Irin, Carolyn McAskye, vice coordinatore dell'unita' aiuti d'emergenza dell'Onu. Che ha aggiunto, inoltre, che "nelle centrali delle Nazioni Unite, da New York a Roma a Ginevra, e' netta la sensazione che non si sia fatto abbastanza per spiegare al mondo cosa realmente stia accadendo in questo paese, dove ormai tra il 15 ed il 20 per cento dei bimbi al di sotto dei cinque anni e' gravemente malnutrito, ed il 70 per cento della popolazione in gravissima difficolta' alimentare". Le fa eco Christian Baslev-Olesen, responsabiledell'Unicef per l'Eritrea: "Il problema e' che qui non ci sono telecamere a documentare come la gente muore di fame". Circa due milioni di persone a rischio: in percentuale enormemente di piu' dell'Etiopia, dove sono 11-12, ma su oltre 65 milioni; in Eritrea la popolazione e' intorno ai 3,5.
CUCINA IRACHENA
"E' difficile cucinare con così pochi ingredienti e non sapendo cosa succederà alle razioni che ricevevamo dal governo". Mangiare è diventato uno dei più gravi problemi adesso in Iraq. Raadi lavora da sei anni in un autolavaggio. Guadagna solo dieci dollari. Ora lei e la sua famiglia hanno meno cibo oggi che prima della guerra, perchè i prezzi nel mercato sono raddoppiati o triplicati da marzo.
mercoledì, giugno 11, 2003
I DISPERATI DELLA COLOMBIA DIMENTICATA Quella in atto in Colombia e' di gran lunga la piu' grave crisi umanitaria dell' emisfero occidentale e una delle maggiori crisi di rifugiati e sfollati al mondo. Secondo stime governative il numero di sfollati in Colombia sarebbe di circa 2 milioni, mentre per alcune organizzazioni non governative (ONG) la cifra sarebbe addirittura superiore (oltre 2,5 milioni). Negli ultimi anni, la dimensione degli spostamenti forzati di popolazione all'interno del paese è cresciuta rapidamente. Nei soli primi sei mesi del 2002, il Governo ha registrato 169mila nuovi sfollati, per un incremento del 100%% rispetto all'anno precedente. Ogni giorno in Colombia, tra 900 e 1.000 persone sono costrette a fuggire dalle proprie case. L'aumento degli esodi forzati è diretta conseguenza dell'aggravarsi del conflitto e della crescita del livello di violenza generalizzata. Attualmente si registrano dai 50 ai 70 omicidi al giorno e nel solo 2002 sono state uccise circa 17mila persone. Dal fallimento del processo di pace, lo scorso mese di febbraio, i gruppi armati irregolari attivi nel paese - fazioni di guerriglia e milizie paramilitari - hanno accresciuto la propria forza, occupando vaste aree del paese e spesso controllando i movimenti della popolazione civile. Gli scontri tra questi gruppi si sono intensificati, provocando sempre più flussi di sfollati e indicibili sofferenze alla popolazione civile. Il conflitto in Colombia colpisce sempre di più le aree di confine e i gruppi armati irregolari agiscono ora anche oltrefrontiera, nei paesi limitrofi. La crescente insicurezza e gli scontri nelle regioni di confine hanno indotto molti colombiani a cercare protezione fuori del proprio paese, soprattutto in Ecuador, Costa Rica, Panama e Venezuela. La grande maggioranza di essi tuttavia tende a non richiedere lo status di rifugiato, sia per scarsa informazione sulle procedure d'asilo, sia per timore di essere respinto indietro. In passato, molti colombiani sono fuggiti nei paesi confinanti solo temporaneamente per poi rientrare nel paese in periodi di relativa sicurezza. Secondo varie stime, sarebbero oltre 100mila i colombiani che vivono da rifugiati - pur non avendo inoltrato domanda d'asilo - in Ecuador, Panama e Venezuela. (notizie dal programma Unhcr dell'onu)
E ADESSO TOCCA ALL'IRAN IRAN POTREBBE DISPORRE DI ARMI NUCLEARI "A BREVE". IL SEGRETARIO ALLA DIFESA AMERICANO, DONALD RUMSFELD, RILANCIA LE SUE ACCUSE CONTRO L'IRAN E SOSTIENE CHE "A BREVE" POTREBBE DISPORRE DI ARMI NUCLEARI. "LA COMUNITA' DELL'INTELLIGENCE NEGLI STATI UNITI E IN ALTRI PAESI DEL MONDO IN QUESTO MOMENTO RITIENE CHE TEHERAN NON ABBIA ARMI NUCLEARI" -HA DICHIARATO IN UN INCONTRO CON UN GRUPPO DI STUDENTI TEDESCHI NELLA CITTA' DI GARMISCH-PARTENKIRCHEN. "LA VALUTAZIONE TUTTAVIA E' CHE L'IRAN HA UN PROGRAMMA MOLTO ATTIVO E CHE PROBABILMENTE POTREBBE DISPORRE DI ARMI NUCLEARI A BREVE".
martedì, giugno 10, 2003
LIBERIA SENZA CURE A Monrovia, capitale della Liberia, la situazione è disperata. A riferirlo sono i Medici senza Frontiere che fanno sapere come la fornitura d'acqua potabile sia stata interrotta, gli ospedali non abbiano più elettricità o altre forme di energia. Gli abitanti di Monrovia stanno abbandonando le proprie abitazioni per rifugirsi altrove. L'elevato livello di insicurezza in città, informa il direttore delle operazioni di Medici senza frontiere, rende impossibile per molti civili l'accesso alle cure mediche di cui avrebbero bisogno.
FAME AFRICANA

Etiopia affamata. La Fao sottolinea come anni di grave siccità in diverse regioni del paese, soprattutto nel sud, abbiano fatto inaridire i raccolti, lasciando le famiglie di contadini nell'indigenza e nell'impossibilità di procurarsi il cibo. Inoltre le condizioni lasciano pensare a un'imminente carestia. Un gran numero di bambini soffre di malnutrizione, mentre gli animali stanno morando a causa della mancanza d'acqua e di nutrimento. Un numero stimato intorno ai 12,6 milioni di etiopi hanno bisogno ora di aiuti alimentari.
lunedì, giugno 09, 2003
CONTINUA LA VIOLENZA IN PALESTINA Era un sergente dell'esercito il giovane israeliano ucciso ieri in un agguato a Hebron da due miliziani palestinesi, che poi sono stati a loro volta uccisi dai suoi commilitoni. Lo ha riferito oggi la radio di stato israeliana. L'emittente ha precisato che il sergente ucciso si chiamava Matan Gadri e aveva 21 anni. Sempre ieri, in un attacco al valico di erez tra Israele e la striscia di Gaza, erano stati uccisi altri quattro soldati israeliani e tre miliziani palestinesi.
IL TERRORE VIAGGIA SUL NEW YORK TIMES Qualcuno ha cominciato a parlare al New York Times e lo ha fatto svelando i retroscena degli interrogatori di due ex alti dirigenti di Al Qaida, secondo i quali Bin Laden e Saddam Husein non hanno mai collaborato. Adesso, quindi, non sonop più le armi a imbarazzare la Casa Bianca, ma anche la verità 'forzata' sui legami tra l'ex regime iracheno e il terrorismo. E se certe cose si dimenticano presto, è bene ricordare che, insieme alla presenza di armi di distruzione di massa in Iraq, i presunti rapporti tra Saddam e Al Qaida sono stati al centro delle motivazioni presentate nei mesi scorsi dagli Usa alla comunità internazionale per sostenere la necessità dell'intervento armato nel Golfo. Ovviamente Bush ha criticato il quaotidiano americano. E ha commentato: "La storia e il tempo proveranno che gli Stati Uniti hanno preso la decisione assolutamente giusta nel liberare il popolo irachenodalla stretta di saddam Hussein".
SOS IRAQ

sabato, giugno 07, 2003
UN MEDICO A KABUL

"Invitati dagli afgani li abbiamo raggiunti in riva ad un fiume. Il viaggio è stato faticoso perché fatto dentro ad un’ambulanza Land Cruiser in 7 più l’autista, inoltre almeno mezz’ora di strada è stata fatta su di uno sterrato terrificante che ci è costato non poche capocciate.
Interessantissimo il panorama fuori Kabul che per la prima volta ho potuto osservare. Lungo la strada solo case di fango e container, moltissime carcasse di carri armati ed autoblindo e la solita incredibile umanità per cui ci vorrebbe un libro per descriverla". IL RESTO SUL BLOG DI MARCO
ALLA RICERCA DELLE PROVE PERDUTE (O MAI ESISTITE) Esperti dell'intelligence americana e britannica respingono le tesi secondo cui ci sarebbero prove dell'esistenza di armi di distruzione di massa in Iraq. Secondo loro le indagini sarebbero state compromesse dalla fretta di arrivare ad un conflitto. "Tutti volevano trovare così tanto la pistola fumante, che si voleva per forza arrivare a quella conclusione", ha detto al New York Times un analisyta che ha potuto visionare i laboratori mobili citati la settimana scorsa dal presidente degli Stati Uniti George Bush, durante l'incontro con Putin.
venerdì, giugno 06, 2003
"All'inizio, durante gli anni Settanta, nei primi anni dell'occupazione israeliana, erano pochissimi, poi furono pochi di più, poi una decina di più, poi una ventina. La guerra in Libano del 1982 diede l'avvio alla formazione di Yesh Gvul ("C'è un limite a tutto!") e ora, con il sostegno di un gruppo politico organizzato, centinaia sono arrivati a rifiutare la partecipazione a quella che considerano una campagna criminale. (......) La crescita del movimento dei refuseniks si intensifica con la nascita di altri gruppi che rivendicano altre forme di rifiuto e disobbedienza. In tutto oltre mille giovani israeliani in età militare hanno rifiutato di prestare servizio nei territori occupati, o si sono impegnati a farlo se richiamati alle armi. Ad oggi, circa seicento refuseniks hanno scontato periodi di detenzione, quasi duecento durante l'attuale Intifada palestinese. Oltre alle testimonianze personali e alle sentenze dei tribunali, il libro contiene anche poesie, dichiarazioni pubbliche, volantini, petizioni, ecc., curati da Yesh Gvul e dai più recenti gruppi di refuseniks"
TRATTO DAL LIBRO "MEGLIO CARCERATI CHE CARCERIERI" DI PERETZ KIDRON il resto sul blog REFUSNIKS della nostra bravissima amica Gianna
STRAGI CIVILI IN UGANDA La gravita' della crisi in Uganda, dove continuano le stragi di civili, impone con urgenza un "pronunciamento internazionale". E' quanto propone la Conferenza episcopale italiana, in una nota diffusa dal Sir, chiedendo una " piu' puntuale e obiettiva informazione" su quanto sta avvenendo nel paese africano. La Cei ha anche sollecitato il governo italiano a interessarsi presso le istituzioni internazionali. "Da mesi - e' detto nella nota - vengono diffuse notizie di stragi perpetrate da forze ribelli sulla popolazione civile del Nord dell'Uganda e nessuno sembra in grado di contrastare tali violenze, in una situazione in cui non appaiono chiari i contrapposti interessi che nella regione mantengono tristemente attive diverse formazioni militari". "La Commissione episcopale per l'evangelizzazione dei popoli e la cooperazione tra le Chiese - si legge ancora - condivide la dedizione di tanti missionari, missionarie e volontari che continuano a suscitare motivi di speranza nell'animo di persone umiliate e che qualcuno sembra voler cancellare dalla storia del Paese. Fa propria la richiesta dei missionari operanti nella regione settentrionale dell'Uganda affinche' non venga ulteriormente rimandato un pronunciamento internazionale che apra la strada ad efficaci azioni di aiuto umanitario e a credibili azioni di pace". Ricordando che l"'esempio dei martiri ugandesi, dei quali abbiamo fatto memoria lo scorso 3 giugno, continua ad offrire alle parti in causa una luminosa testimonianza di pace ed unita"', la Commissione Cei "chiede: ai mezzi di comunicazione la piu' puntuale e obiettiva informazione su quanto accade nella regione; al governo italiano l'interessamento presso le Istituzioni internazionali; alla comunita' ecclesiale la solidarieta' della costante invocazione di preghiera per la pace e la concordia". (ANSA).
QUEL PROFETA DI NOME CHOMSKY "MOLTI STUDIOSI PENSANO CHE I NEO-CONSERVATORI ABBIANO DATO UNA SVOLTA RADICALE ALLA POLITICA ESTERA AMERICANA -CI SPIEGA CHOMSKY -MA LE COSE NON STANNO PROPRIO COSI'. E' VERO, L'AMMINISTRAZIONE BUSH HA DELLE VISIONI INSOLITAMENTE ESTREMISTE, CHE SPAVENTANO PERSINO ALCUNI AMBIENTI CONSERVATORI AMERICANI; E NON NE FA SEGRETO: LA COSIDDETTA 'STRATEGIA DI SICUREZZA NAZIONALE", PUBBLICATA NEL SETTEMBRE DELL'ANNO SCORSO, ENUNCIA CHIARAMENTE CHE GLI USA INTENDONO IMPORRE LA LORO VISIONE DEL MONDO ANCHE RICORRENDO ALLA FORZA. QUESTO CONCETTO NON RAPPRESENTA CERTO UNA NOVITA' NELLA STORIA DEGLI STATI UNITI, MA NESSUNO PRIMA DI BUSH AVEVA USATO TONI COSI' ESPLICITI." CHOMSKY SOSTIENE CHE LA GUERRA IN IRAQ E' SERVITA PROPRIO COME 'ESPERIMENTO' PER FAR CAPIRE AL RESTO DEL MONDO CHE WASHINGTON PUO', SE LO RITIENE NECESSARIO, ATTACCARE QUALSIASI PAESE CHE SI DIMOSTRASSE 'CONTRARIO' ALL'EGEMONIA AMERICANA. "L'INVASIONE DELL'IRAQ HA CONSENTITO AGLI USA DI INSEDIARSI NEL CUORE DEL MEDIO ORIENTE E DELLE SUE RISORSE PETROLIFERE", CONCLUDE CHOMSKY. "SI TRATTA DI UNA VISIONE ESTREMISTA E NAZIONALISTA, MA CHE NON E' CERTO SENZA PRECEDENTI...".
CONGO, ARRIVANO I SOLDATI UN PRIMO CONTINGENTE DI 1700 MILITARI FRANCESI APPARTENENTI ALLA FORZA DI PACE INTERNAZIONALE E' GIUNTO OGGI A BUNIA, NEL NORD EST DELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO. LO HANNO ANNUNCIATO FONTI UFFICIALI DELL'ESERCITO FRANCESE, PRECISANDO CHE LE TRUPPE SONO ARRIVATE IN AEREO DAL VICINO UGANDA. LA MISSIONE DI PACE, GUIDATA DALL'UNIONE EUROPEA, HA IL MANDATO DI PORRE FINE AGLI SCONTRI TRA LE ETNIE HEMA E LENDU CHE SONO COMINCIATI ALL'INIZIO DI MAGGIO CONCENTRANDOSI PREVALENTEMENTE NELLA ZONA DI BUNIA.
BUON VIAGGIO, HENRY!
Voglio ringraziare Enrico, autore del blog Istintivamente, prima di tutto perchè lo conosco e conoscerlo è stato un arricchimento. E poi perchè lunedì partirà per l'Iraq con Emergency. Un giornalista con il cuore, un cuore grande e generoso. Un giornalista che, per fortuna, dà ancora peso e sentimento alle parole che usa, con cui racconta, con cui scrive e con cui parla. L'ho incontrato in questo mondo di blog e sono felice di averlo conosciuto, perchè mi sta insegnando molto. Buon viaggio, Henry, porta un sorriso e le tue parole a quei bimbi che ti guarderanno... Il Monello ti seguirà, sempre. "Un saluto a tutti. Mi mancherete, per una ventina di giorni scarsi. Non so se dall'Iraq potrò aggiornare il blog. Questa sera, l'ultima al giornale, Elena, una mia collega, mi ha lasciato in una sacca dieci palloni in cuoio da gonfiare e una bellisima bambola fatta dai bambini di una scuola per i piccoli pazienti di Erbil e Suleymania, dove Emergency ha i suoi ospedali nella zona curda a nord del 36° parallelo. Grazie per avere fatto un giro da queste parti e spero di rincontrarvi presto al solito posto. Un abbraccio a tutti. Henry".
mercoledì, giugno 04, 2003

MATERNITA' IN AFRICA...
CRIMINI DI GUERRA IN SIERRA LEONE L'incriminazione per crimini di guerra del presidente liberiano Charles Taylor da parte del Tribunale Onu speciale per i crimini commessi in Sierra Leone ha gettato nel panico la popolazione della capitale Monrovia. Le strade si sono improvvisamente svuotate, i negozi sono stati chiusi e la gente si e' rifugiata dentro casa. In citta' si teme la reazione indiscriminata dell'esercito e si paventano stragi di civili. Per cercare di arginare la situazione, un generale dell'esercito che ha preso le distanze da Taylor ha ordinato a tutte le truppe che in queste ore scorrazzano per le strade della capitale di tornare nelle proprie caserme. Il Tribunale internazionale per la Sierra Leone ha incriminato il presidente liberiano Charles Taylor, accusato di "essere ampiamente responsabile di crimini di guerra, crimini contro l'umanita' e serie violazioni delle norme umanitarie internazionali". L'incriminazione si riferisce al tragico decennio di guerra civile che ha devastato questo Paese dell'Africa occidentale, sullo sfondo della lotta per il controllo dei giacimenti diamantiferi. (FONTE ANSA)
martedì, giugno 03, 2003
IN QUEL DELLA COLOMBIA...

Leggo su Refusniks della mia amica Gianna e riporto per ricordare:
Presentazione delle campagne europee contro il muro di separazione e per la sospensione dell’accordo di associazione UE- Israele ROMA 5 giugno ore 17 – 20 Sala del Carroccio, Campidoglio Naama Naggar, Comitato israeliano contro la demolizione delle case - Ali Rashid, Primo segretario della Delegazione Palestinese In Italia FIRENZE 6 giugno ore 15 – 18 Casa del Popolo S. Bartolo a Centoia Naama Naggar, Comitato israeliano contro la demolizione delle case - Comunità Palestinese ROMA 7 giugno ore 16 – 20 Largo Goldoni
Performance teatrale delle Donne in Nero “Il muro di separazione” MILANO 12 giugno ore 21Camera del Lavoro C.so Porta Vittoria, 43
Assemblea Pubblica con ospiti da Palestina e Israele “La Road Map: una strada verso dove?”, presentazione campagne 2003
Presentazione delle campagne europee di Action for Peace: (Anci, Aps, Arci, Arcs, Associazione per la Pace, Attac Italia, Ass. La Pira, Ass.per la sinistra, Ass. per il Rinnovamento della sinistra, Cesvi,Cgil, Cic, Cisp, Cocis, Comune di Monterodondo, Cospe, Coordinamento di Enti Locali per la Pace, Legambiente, Cric, Disvi, Donne in Nero, Federazione dei Verdi, Fim-Fiom-Uilm, Giovani Comunisti , Gruppo Yoda, Gvc, Ics, Iscos, Movimondo, Nexus, Orlando, Peace Games, Piattaforma delle Ong italiane per la Palestina, Prc, Pdci, Progetto Sud, Progetto Sviluppo, Reggio Terzo Mondo, Ricerca e Cooperazione, Sci, Tavola della pace, Terra Nuova, Terre des hommes, UISP,UDS-UDU-Mutua Studentesca, Ya basta, VIS) aderiscono: Rete Ebrei contro l'Occupazione e Movimento Palestinese per la Democrazia e la Cultura
Informazioni: info.actionforpeace@tiscali.it
UN SALUTO A BAGHDAD DA UN OSPITE D'ECCEZIONE "Allora, fra tre ore devo alzarmi e ancora non sono andato a dormire. Devo anche fare le valigie: non ci metto molto, butto tutto dentro e scappo. Sono troppo stanco e tuttora coinvolto per capire perche’ non vedo l’ora di andar via. Perche’ non mi e’ piaciuto l’Iraq o perche’ gli immediati dopoguerra sono sempre durissimi? Ne abbiamo gia’ parlato e ne riparleremo. A occhio penso che non mi piacciano gli irakeni, ma anche che sono stufo non solo dei disagi ma anche di quest’atmosfera. Tutti questi uomini armati, questi carri armati sotto casa. La foto riproduce esattamente quello che vedo ogni giorno, da trentotto giorni e trentotto notti (chiuso), dalla mia finestra. Vi sembra un panorama normale? Adesso e’ anche peggio della guerra, perche’ hai l’illusione che sia finita, che puoi andare dentro una citta’ libera, invece non e’ vero. Forse l’Iraq mi piacera’ la prossima volta, com’e’ successo con l’Afghanistan. Per ora sono sicuro di essere felice di darvi appuntamento da Amman. Un piccolo post di saluto in qualche maniera ve lo mandero’ domani. Poi si torna a casa. E al blog tradizionale dove si parlera’ sempre di guerra, ma anche di bambini e di animali, senza doverli necessariamente accostare alla morte". PINO SCACCIA
CONGO VIOLENTO Hanno aspettato che gli ultimi contingenti dell'esercito ugandese di stanza in Ituri si ritirassero, per avere campo libero; poi, alle 5.00 di mattina di sabato scorso, le milizie Lendu hanno sferrato un micidiale attacco al villaggio di Tchomia, a pochi chilometri dal confine ugandese. Il massacro è durato per circa tre ore, durante le queli 250 civili sarebbero morti, tra cui 57 bambini di età inferiore ai dieci anni. Tra le vittime anche i pazienti di un vicino ospedale, uccisi nei loro letti. Non si hanno ancora notizie certe sull'ultimo massacro che ha insanguinato l'Ituri, vista la difficoltà per i giornalisti e per le truppe della MONUC (la missione ONU nel Congo) di recarsi sul luogo della strage. Gli unici a riferire l'accaduto sono stati i militari ugandesi, ritiratisi poche ore prima dalla zona, e Kisembo Bitamara, portavoce del partito Hema PUSIC. Secondo Bitamara, ad affiancare i miliziani Lendu nell'attacco ci sarebbero stati anche membri delle Forze Armate congolesi. I motivi di questo nuovo massacro sono ancora sconosciuti, anche se un'ipotesi sembra farsi largo tra le altre: Kinshasa mirerebbe a far fuggire gli Hema che si oppongono allo sfruttamento delle risorse della regione, ricca di pozzi petroliferi dati in concessione dal governo congolese ad una compagnia canadese, la Heritage Oil. (fonte war news)
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La velocità con cui viene data una notizia avvicina alla verità? Da qui parte l’avventura del Monello. Da una domanda. Una domanda scomoda. IL Monello nasce con questo spirito. Nasce per insinuare dubbi là dove ci si appoggia mollemente su false certezze. Per paura. Anche il Monello ha paura,ma rifiuta risposte preordinate e “fa la linguaccia” ad un modo di vivere subordinato a scelte esclusive di burattinai al di sopra di ogni controllo. Il Monello vuole scegliere. É giovane e vuole fare la sua strada, le sue scelte. Il Monello vuole costruire. I suoi occhi bambini vedono cose che non gli piacciono. Sa che è difficile e che forse è un processo così lungo che potrebbe anche non beneficiarne direttamente. Ma ha la saggezza di chi pianta un albero e lo cura nei primi anni di vita, sapendo che dei frutti migliori, quelli più grossi e succosi, godrà chi verrà dopo di lui.Il Monello conosce la risposta a quella domanda. Non sempre la velocità della notizia avvicina alla verità. Così il Monello indaga, ragiona, dibatte, denuncia lontano dalle sirene della pubblicità, dei finanziamenti, delle logiche commerciali, come un bimbo concentrato a correre, a giocare e a dire quello che è.
Il Monello scrive anche qui
>Gli occhi dei bambini
>Immagini dalla guerra
>I volti degli anziani
>Aisnet Press
>Opposizione
Spiritoribelle
SuperAbile
IstintivaMente
Harmonia
Ethan Shawn Ajakae
Medico a Kabul
Lunaticamente
Lallalalla
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